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martedì 7 febbraio 2017

LETTERA APERTA AGLI AMICI "GRILLINI"

Sono stato sempre un convinto assertore della necessità e della possibilità di un dialogo con gli aderenti al M5S.
Un dialogo che sia reciprocamente aperto, franco, costruttivo.
Sono fiducioso che una parte di loro sia disposta al confronto con chi non vuole essere aprioristicamente polemico ma usare la ragione e la tensione verso il bene comune.
Comprendo bene la loro volontà di andare subito al voto perché condivido la previsione che, votando entro giugno 2017 si rivelerebbero come il partito di maggioranza relativa.
Quello che faccio fatica a comprendere, anzi non comprendo affatto,è la loro fiducia nel raggiungimento della quota del 40% dei votanti.
Quali sondaggi hanno in mano che certifichino tale previsione? già nel 2016 la loro massima espansione è stata verso il 30% e hanno conseguito alcune vittoria alle elezioni amministrative sfruttando il ballottaggio (laddove hanno fatto il piano dei voti di destra e di una parte del centro in funzione anti PD).
Ora che alle politiche il ballottaggio non è più previsto e che i dati politici di alcune loro amministrazioni non sono stati all'altezza delle attese, in quali aree pensano di trovare quel 10% dei voti mancanti per raggiungere il 40%? Sinceramente non penso nel serbatoio degli astenuti perché ormai tutti quelli che si sentivano di votare M5S lo hanno fatto, difficilmente ne arriveranno altri.
E ancora, anche nell'ipotesi inverosimile che raggiungano il 40% dei voti alla Camera questa circostanza darà loro la maggioranza in questa Assemblea ma non al Senato.
Parliamoci serenamente, è probabile che il M5S possa vincere evantuali elezioni a giugno e raggiungere un buon risultato, diciamo al massimo il 35%; rimane il problema che senza alleanza non è ipotizabile alcuna possibilità di formare un Governo.
Non penso che persone avvedute e responsabili verso il bene comune non abbiano pensato a questa eventualità, alla necessità cioè di scegliere con chi stringere un'alleanza politica per raggiungere un'alleanza.
Mi sembra che l'unica forza politica che condivida parte del vostro programma sia l'area che si posizione intorno alla Lega e a Fratelli d'Italia.
Ripeto, andare a votare a giugno vuol dire mettere nel conto la altissima probabilità di stringere questo tipo di alleanza.
Alternative non ce ne sono tranne l'ipotesi di abbandonare l'idea di votare a giugno, cominciare ad amministrare bene Roma (che dovrebbe essere la vetrina politica del M5S) e lavorare ai fianchi Governo Gentiloni e maggioranza mostrandosi opposizione competente e capace.
Dove è che sbaglio in questa mia serena analisi? sarei contento di una risposta (da parte di amici M5S) basata su ragionamenti politici e dati.

giovedì 15 dicembre 2016

Una storia scolastica...

Raccontata da una amica insegnante di liceo a Roma.
Poco meno di un mese fa il Preside (o Dirigente scolastico?), con una nota sul sito della scuola, ammonisce duramente gli studenti (e i relativi genitori) a non OCCUPARE la scuola perché incorrerebbero in un invito alla polizia a liberare i locali nonché in pesanti provvedimenti disciplinari.
Ovviamente il giorno dopo gli studenti ovviamente occupano con motivi pretestuosi ("Renzi vattene", "non alternanza scuola-lavoro da McDonald"...).
Il Preside chiama la polizia ma non chiede lo sgombero e negozia con gli studenti per trasformare l'occupazione in COGESTIONE (ovvero, in sostanza, facciamo finta di decidere insieme qualcosa da fare, in effetti voi decidete e i docenti si dedicano alla sorveglianza dei locali per prevenire ed evitare danneggiamenti).
Dopo tre giorni di occupazione si passa alla cogestione per una settimana.
Poi gli studenti terminano la protesta (??!!) più che altro perché si sono stufati e perché dentro la scuola fa freddo nel pomeriggio e di notte.
Il Preside convoca un collegio docenti e, in quella sede, si decide di SOSPENDERE i ragazzi che hanno partecipato alla occupazione con 14 giorni di sospensione con obbligo di frequenza (non 15 giorni perché altrimenti scatterebbe automaticamente il 5 in condotta e la conseguente bocciatura).
Piccolo problema: come individuare i ragazzi che hanno partecipato all'occupazione? semplice i genitori dei ragazzi che ho hanno partecipato devono dichiararlo con una AUTOCERTIFICAZIONE!
Conseguenza, la scuola era piena di ragazzi occupanti (come dimostrano ampiamente le foto pubblicate da loro stessi su facebook) mentre all'atto pratico tutti i genitori, tranne forse neppure una decina, hanno fatto la dichiarazione di non partecipazione.
E come si fa, si chiede il Preside, a sanzionare solo quei poveri ragazzi i cui genitori sono stati onesti? Si vanno a vedere le foto pubblicate? No!!
La soluzione alternativa è semplice e tempestiva!!
Ieri la mia amica docente è stata raggiunta da una telefonata della vicepreside che, in maniera ipocrita ma chiara, le chiedeva di telefonare a uno dei genitori onesti per suggerirgli di firmare e inviare una FALSA dichiarazione di non partecipazione.
E analoghe telefonate sono arrivate ad altri docenti.
Conclusione, dalla iniziale nota "fulmini e fiamme" del Preside si è arrivati ad una sanatoria generalizzata.
Poi dite che ce l'ho con il "BUONISMO" ma pensate che simili comportamenti siano efficaci per instillare in giovani e adulti il senso civico e il principio della legalità?
In una azienda privata seria il Dirigente in questione (il Preside) sarebbe stato LICENZIATO per comportamento gravemente lesivo dell'immagine e degli interessi dell'azienda.
E, ultima considerazione, chi pensa che con un Ministro sindacalista e diplomato in Scienze umane, la situazione generale potrà migliorare?

giovedì 17 novembre 2016

Democrazia governata o governante?

Secondo gli scienziati della politica, ci sono due visioni diverse della democrazia, la democrazia governata, che dà la priorità ai meccanismi di funzionamento della decisione a prescindere dalla snellezza, e la democrazia governante che, ferma restando la maggior parte dei meccanismi di garanzia, dà la priorità all'efficienza del sistema e alla velocità di decisione.
Per storia e cultura personale, sono affezionato alla prima visione (che ha funzionato benissimo in Italia fino agli anni '80...), ora non so se questa visione sia adeguata ad affrontare le sfide di un mondo globale, liquido e competitivo, nel quale acquista sempre più importanza la capacità di decidere e di decidere in fretta.
Certo è importante, anzi fondamentale, conservare una cintura istituzionale di garanzia democratiche.
Mi pare che la riforma Boschi sostanzialmente contenga tale cintura: 1) il ruolo della Camera rimane inalterato; 2) il Senato mantiene parte dei poteri e può, agendo in simbiosi, con le Regioni, tutelare meglio gli interessi delle comunità locali; 3) c'è lo strumento (ora inesistente) del referendum di tipo propositivo; 4) rimangono i poteri del Capo dello Stato (che anche oggi, dal quarto scrutinio in poi, potrebbe essere eletto direttamente dalla maggioranza di Governo); 5) è pienamente confermato il ruolo della Corte Costituzionale.
Rispetto alla situazione attuale ciò che veramente avviene è solo un depotenziamento del Senato (che non dà più la fiducia al Governo) e delle Regioni che su alcune materie precise di interesse nazionali (sanità, istruzione, grandi infrastrutture, energia..) perdono il potere di interdizione.
Siamo di fronte ad una deriva autoritaria? è legittima un'opinione del genere, io ne ho una diversa.
Se vincerà il no non mi strapperò i capelli (ce ne ho anche pochi...), da tempo ho smesso di illudermi sugli Italiani (ma esistono poi realmente gli italiani?....).
Mi dispiace solo per i più giovani (non per quelli ricchi che se ne vanno a studiare e a lavorare all'estero, ma per quelli con meno risorse familiari, che devono restare in Italia).

domenica 13 novembre 2016

Riforma istituzionale perfetta?

Non ho mai scritto che la riforma istituzionale sia perfetta.
Il SI o il NO non è alla perfezione della riforma ma alla convinzione che sia comunque meglio della situazione attuale.
1) E' meglio o no avere una sola Camera con pieni poteri politici o avere due Camere con pari poteri (anche se le modalità di elezione dei senatori vanno sicuramente perfezionate)?
2) E' meglio o no avere riportato nelle competenza dello Stato centrale alcune competenze di interesse nazionale prima in concorrenza con la competenza delle Regioni (sanità, istruzione, energia....)?
3) E' meglio o no abolire il CNEL, ideato nel 1948 sull'onda della teoria corporativistica e ormai nettamente superato dal contesto sociale?
4) è meglio o no aver ridotto da 315 a 105 il numero dei senatori (anche se sarebbe stato forse preferibile eliminarli del tutto)?
Il confronto va fatto fra la situazione attuale e quella delineata dalla riforma, non fra la riforma proposta e una considerata perfetta (e impossibile...).
Il perfetto e l'ottimo sono nemici del bene.

sabato 12 novembre 2016

Perché Mattarella dovrà sciogliere le Camere...

Gianroberto Casaleggio aveva tratteggiato la strategia politica del M5S sull'ipotesi che nel 2017 ci sarebbero state le elezioni anticipate.
Poiché ho sempre pensato che Casaleggio fosse un tipo pericoloso per la democrazia ma non un matto irrazionale, ho cercato di comprendere i motivi di questa sua ipotesi e alla fine li ho compresi.
Tutto si ricollega a due eventi, il referendum sulla riforma istituzionale e l'implementazione del nuovo sistema elettorale.
Se il referendum sarà vinto dai SI alla riforma, ci troveremo di fronte ad un assetto istituzionale completamente diverso da quello vigente nel momento in cui l'attuale Parlamento fu eletto (basta pensare all'abolizione del bicameralismo perfetto, al ribilanciamento delle competenze fra Stato centrale e Regione e alla introduzione del referendum propositivo come ulteriore strumento di democrazia diretta).
Si aggiunge che avrebbe piena attuazione anche il sistema elettorale dell'Italicum (nella forma attuale o, più probabilmente, in quella successivamente modificata) e che pertanto l'attuale Parlamento risulterebbe eletto con un sistema elettorale completamente differente da quello vigente.
Mattarella, se vuole essere fedele ad una interpretazione corretta del suo ruolo, non potrebbe non sciogliere un Parlamento eletto in un contesto istituzionale profondamente modificato e con una legge elettorale completamente diversa. E' un classico caso di scioglimento anticipato che si legge nei manuali di Diritto Costituzionale.
Ma anche nel caso di vittoria del NO probabilmente l'esito non sarebbe diverso.
C'è il precedente del gennaio 1994 quando il Presidente Scalfaro sciolse le Camere perché, a seguito dei referendum elettorali del 1993, si era nella classica situazione di un Parlamento delegittimato in quanto eletto con un sistema elettorale diverso da quello vigente.
Va anche aggiunto che difficilmente Mattarella potrebbe, da un punto di vista politico e non più istituzionale, reggere la pressione di una esplicita richiesta delle opposizioni sulla base della circostanza che la maggioranza governativa, battuta al referendum, non rappresenterebbe più la maggioranza del Paese.
Mattarella potrebbe peraltro opporsi sia per la necessità di tempo per approvare un sistema elettorale nuovo per Senato (non troppo difforme da quello in essere per la Camera) sia perché, in fondo, la scadenza naturale delle elezioni politiche sarebbe comunque vicina, nel 2018.
Si può concludere, dando ragione a Casaleggio che, nel caso di vittoria del SI lo scioglimento sarebbe pressoché automatico, nel caso di vittoria del NO altamente probabile.

lunedì 10 ottobre 2016

Emozionalismo, individualismo....

Le crisi sociali, economiche, politiche hanno sempre dei presupposti di natura culturale.
Si influisce di più (e più a lungo..) con una prevalenza culturale che con una maggioranza parlamentare.
E' la cultura che recepisce ed elabora gli stimoli e le domande che riceve dalla società e, di contro, formula risposte forgiando modelli di comportamento, fissando ruoli, costruendo istituzioni.
Ora a me pare che l'attuale crisi socio-economica e politica trova i suoi fondamenti e le sue cause nel prevalere di due schemi culturali.
Il primo è l'emozionalismo che porta a compiere scelte solo o perlopiù sulla base di emozioni o interne o indotte, anche subdolamente, dall'esterno.
Il secondo è l'individualismo che porta gli essere umani a compiere scelte sulla base dell'esclusivo tornaconto individuale (o magari di gruppo di interessi) a prescindere dalla valutazione degli impatti sul bene comune (o interesse collettivo).
Per superare la crisi occorre superare questi due schemi con altri due alternativi.
Il primo è il razionalismo che porta controllare (non reprimere) e indirizzare le proprie emozioni verso comportamenti e obiettivi elaborati con l'aiuto della ragione.
Il secondo è il solidarismo che porta a conciliare l'interesse individuale con l'interesse collettivo.
Che ne dite?

lunedì 12 settembre 2016

La teoria dell' EQUILIBRIO.

Quando avevo circa 20 anni formulai tra me e me una "teoria dell' EQUILIBRIO" che trovo oggi tuttora valida.
1) se si va verso un eccesso di SOLIDARIETA' si provoca un deficit di capacità di INIZIATIVA (e viceversa);
2) se si va verso un eccesso di GIUSTIZIA si provoca un deficit di LIBERTA' (e viceversa);
3) se si va verso un eccesso di FEDE si provoca un deficit di RAZIONALISMO (e viceversa);
4) se si va verso un eccesso di PESSIMISMO si vive male, se si va verso un eccesso di OTTIMISMO si rischiano grosse delusioni.
E così via. Ne concludevo che solidarietà e iniziativa, giustizia e libertà, fede e ragione, pessimismo e ottimismo non possono essere convissute insieme nella loro massima espressione, ma vanno conciliate in un punto di EQUILIBRIO, peraltro non fisso e stabile nel tempo, ma variabile in funzione delle contrapposte forze in campo

lunedì 29 agosto 2016

La sorgente di ogni violenza

Riflessioni personali a seguito di una meditazione ascoltata a Pomaio in questi giorni sulla storia di Caino e Abele. Questa storia insegna, specialmente (ma non solo..) a chi cred,e che la SORGENTE della VIOLENZA è nei RIFIUTO del FRATELLO. Chi crede nella Bibbia non può non rendersi conto che la DIVERSITA' del fratello è nel DISEGNO di Dio. Occorre, se si vuole essere coerenti, APRIRSI al fratello, dilatare la mente e il cuore per accogliere la diversità del fratello. ACCOGLIERE non vuol dire subito o solo accettare o condividere, si può transitare (ma anche sostare indefinitamente) nelle fasi della SOPPORTAZIONE o DELLA RASSEGNAZIONE. E non bisogna dar retta al semplicismo di chi dice che ogni diversità è frutto di ARRICCHIMENTO, spesso accogliere la diversità comporta un depauperamento, una PERDITA.
Alcune strade che un credente può percorrere per arrivare ad aprirsi (almeno un po') al fratello: 1) ascolto di Dio nella PREGHIERA; 2) ascolto di Dio nella COSCIENZA personale; 3) ascolto di Dio nel DIALOGO con i fratelli. Antinomie non componibili uno volta per tutte né in maniera semplice e indolore: A) antinomia fra misericordia e giustizia; B) antinomia fra carità e verità; C) antinomia fra comunità e pluralismo; D) antinomia fra mente e cuore. Scusate la lunghezza della riflessione; ma esiste sempre la possibilità di abbandonare la lettura.
Buona settimana.

martedì 16 agosto 2016

Comunione e fraternità.

Riflessione di un credente durante il soggiorno a Vienna e la bella esperienza di fraternità (anche leggendo un libro di selezione di scritti di Chiara Lubich)
Se Gesù ha pregato il Padre "affinché tutti sia no uno" significa che il suo massimo desiderio è che fra gli uomini esista lo stesso spirito di comunione che esiste nella Trinità.
E questo spirito si può tradurre unicamente in una voglia intensa di e una dedizione continua a costruire momenti sempre più intensi e frequenti di fraternità.
Il mio motto personale "costruire positivo" deve essere vissuto alla luce di questo fine.

mercoledì 13 luglio 2016

Pensieri sparsi in tema di società liquida

Società liquida perché nel tempo che si impiega per comprendere pienamente gli elementi di una determinata situazione, la stessa già si è modificata perché la società cambia ad una velocità sempre maggiore.

Diventa necessario aumentare costantemente la velocità di comprensione dei problemi e delle decisioni da prendere. Comportamento obbligatorio anche a causa della competizione sociale.

Necessità di ricorrere sempre più massicciamente all'informatica.

Quattro ordini di problemi e di rischi:
  1. frammentazione sempre più netta e gerarchizzazione della popolazione di una nazione in funzione della capacità di comprensione e della velocità nella stessa;
  2. frammentazione sempre più netta e gerarchizzazione delle nazioni del mondo in funzione della capacità di comprensione e della velocità nella stessa;
  3. sempre maggiore difficoltà nel comunicare efficacemente, e sempre maggior facilità di manipolare la comunicazione;
  4. alta probabilità di prendere decisioni approssimative non essendo possibile pervenire ad una piena comprensione delle situazione ed essendo obbligati a decidere dalla presenza di concorrenti.


Conseguenze di ordine politico.
Se è sempre più difficile per la maggioranza delle persone comprendere appieno tutti gli elementi di una determinata situazione sociale e prendere la decisione più opportuna in tempi brevi, come sarà possibile fare questo in un regime democratico nel quale le decisioni vanno prese a maggioranza e con processi incompatibili con la velocità?

D'altra parte rinunciare a decidere, mantenendo un passo lento, non sarebbe innocuo. Le comunità che decidessero di stare fuori del giro della velocità indotta dalla società liquida, imboccherebbero il rapido tunnel dell'arretratezza.

Dobbiamo avviarci verso forme nuove di necessaria dittatura per riuscire a governare efficientemente e velocemente una nazione?
Dobbiamo aspettarci nuovi rischi di guerra dovuti alla crescente frammentazione e gerarchizzazione (con conseguente aumento della forbice della ricchezza) fra le nazioni?
Cosa comporterà la necessaria approssimazione delle decisioni prese di corsa senza il possesso di tutti gli elementi necessari?

Soluzioni????