Non andrò a votare il 21 giugno al referendum.
Non perché abbia paura che un eventuale successo dei referendari possa arrecare grandi vantaggi a Berlusconi. Penso che non dobbiamo (come spesso abbiamo purtroppo fatto) farci dettare l’agenda politica da un personaggio ultrasettantenne fra l’altro, a mio parere (fallibile ma comprovato da indizi precisi) entrato in una fase di “prepensionamento”.
Non perché non concordi sulla iniziativa dei referendari. Sempre a mio modesto parere, ben venga ogni strumento orientato a semplificare il quadro politico (ma non il pluralismo culturale e sociale) e porre un freno ai partiti populisti locali (la Lega e la prossima Lega del sud) o estremisti.
Non andrò a votare perché non voglio che, dopo il voto, peggio se favorevole al quesito, si scateni una fuorviante polemica sui meccanismi istituzionali, su presunti regimi, su possibili soluzioni alternative, perdendo di vista i reali problemi concreti del Paese.
L’agenda politica della persone che hanno a cura il bene comune e l’interesse di una Italia e di una Europa ancora capaci di fornire il loro contributo, culturale prima che economico, ad un mondo migliore, deve essere incentrata sulla ricerca e l’implementazione di un modello di sviluppo socio-economico diverso da quello all’origine della crisi.
La maggioranza dei “poteri forti” internazionali punta su una ripresa che faccia pagare il costo della crisi a chi non l’ha provocata, lasciando intatti i meccanismi e le strutture che hanno protetto gli speculatori, i grandi(!!) managers e i potenti banchieri (sic!).
Avete mai pensato che le Borse hanno ripreso a correre solo quando Obama (cedendo ai poteri forti bancari e industriali) ha deciso di far acquistare dagli Stati Uniti (e non solo) i titoli tossici togliendoli dal patrimonio delle banche?
Dobbiamo cercare di fondare un’allenza fra moderati e riformisti (che si potrà chiamare anche area white, come piace all’on. Tabacci) che giochi la partita politica nel medio periodo concentrandosi su una idea di sviluppo focalizzata su:
1. un patto intergenerazionale che non si limiti alla riforma della pensione, ma si estenda al lavoro, all’ambiente, alla scuola;
2. una politica equilibrata di gestione (non respingimenti ma neppure apertura indiscriminata) dei flussi migratori, in un contesto di cooperazione con gli altri Paesi europei;
3. forte spinta ad un rilancio delle Istituzioni europee premendo per un trasferimento di poteri sempre più marcato a livello federale, ben consapevoli che solo una Europa unita politicamente può avere voce in capitolo in un mondo globale dove si preannuncia un duopolio asio-americano;
4. una revisione del sistema politico che semplifichi ed acceleri le procedure decisionali, senza penalizzare, anzi favorendo, il pluralismo locale, culturale e sociale con l’attuazione di un vero ed efficace federalismo;
5. una redistribuzione del reddito che penalizzi chi ha speculato prima e durante la crisi, e premi le famiglie, le imprese sane e serie, i lavoratori professionali;
6. una riforma della P.A. , il più possibile condivisa con gli operatori del settore, che punti ad accrescerne la produttività, a parità di risorse impiegate.
Non vado oltre, ma penso che tutti noi che crediamo in una possibile ripresa culturale, sociale ed economica della nostra Italia, dobbiamo lottare per riprendere in mano l’agenda politica e toglierla in mano agli apprendisti stregoni.
Cari saluti