domenica 5 luglio 2009

Quando sono debole, è allora che sono forte.

Carissimi,

quante volte di fronte alle difficoltà che dobbiamo superare, ai problemi da affrontare, alla prepotenza, ignoranza e arroganza dilaganti, ci sentiamo deboli, incapaci, impotenti....!!!

Eppure San Paolo nella lettura proclamata nella S. Messa odierna ci lascia due “perle” della Parola di Dio: “Ti basta la mia grazia, la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza” e “infatti quando sono debole, è allora che sono forte”.

Se veramente siamo credenti, se crediamo sul serio che si tratti di Parola di Dio, dovremo realmente cambiare il metro di misura nel valutare i nostri successi o insuccessi.

D’altra parte la Croce non dovrebbe essere considerata dal punto di vista umano il più grande degli insuccessi? E invece...

Facciamoci coraggio dunque!

Buona settimana.

domenica 28 giugno 2009

Nulla di contrario all'amare...

Carissimi,

vi auguro buona settimana con una bellissima frase di Leon Tolstoj: “Non fate nulla che sia contrario all’amare”.

Un abbraccio

martedì 23 giugno 2009

Costruire una rete

Chi si aspetta da questo commento una analisi del voto o del fallimento del referendum sul sistema elettorale resterà deluso.

La crisi etica ed economica che sta attanagliando il nostro Paese esige scelte molto coraggiose che vanno ben al di là del piccolo cabotaggio dell’1, 2% in più o in meno o di prospettive di ben breve termine ma che non risolvono i problemi.

Dobbiamo avere il coraggio di spiegare alla gente come stanno le cose, che siamo cioè come una famiglia piena di debiti che vuol continuare a vivere sopra le proprie possibilità, anzi una famiglia dove una minoranza di componenti si impegna, lavorando di più, innovando il proprio modo di lavorare, imparando dalle altre famiglie (Nazioni) che stanno meglio, insegnando il proprio lavoro agli altri, facendosi guidare dal senso del bene comune, e dove una maggioranza continua a coltivare la furbizia, a spendere… tanto ci penserà qualcun altro a guadagnare, a lavorare e a pagare le tasse il meno possibile, a farsi guidare da un bieco individualismo.
Ma questa maggioranza è fatta per fortuna anche di persone che sono “trascinate” in questo gioco perverso ma che sono ancora capaci di ragionare e di tornare ad una lucidità civica.
A queste persone occorre dire che, se vogliamo uscir fuori da un circolo vizioso di degrado, occorre guardare avanti, darsi un’ottica europea, ragionare in termini di un patto intergenerazionali che punti a:
1) accrescere la produttività generale;
2) promuovere uno sviluppo sostenibile in termini umani e ecologici;
3) procedere a riforme strutturali non più rinviabili (ristrutturazione del sistema pensionistico e del welfare, lotta ad ogni forma di rendita monopolistica o meno, focus sulle meritocrazia, liberalizzazioni dell’accesso al lavoro e alle professioni….)
Il tutto facendo perno sulla solidarietà nella sua duplice accezione di virtù morale personale e di principio ordinatore sociale, e sulla sobrietà come comportamento diffuso orientato a decidere i consumi sulla base di priorità eticamente indirizzate.
Alle persone si possono chiedere sacrifici solo se chi glieli chiede ha dimostrato coerenza morale e piena affidabilità, e se insieme ai sacrifici si mostra loro anche i benefici che potranno trarne.
In questo senso il patto intergenerazionale si trasforma anche in un patto tra società civile e rappresentanza politica ed economica.
Un soggetto politico di Centro che non si appiattisca sull’UDC ma che venga percepito veramente come nuovo, serio, affidabile e rinnovato negli uomini può portare avanti questo compito.
Sarebbe bello creare in tutta Italia una rete multipolare di gruppi e di associazioni sostegno di questo progetto. Il Laboratorio “Persona è futuro” (http://www.personaefuturo.it) non rivendica primati o primogeniture, ma pone la sua esperienza al servizio di chi, in luoghi diversi da Roma, vuole aprire un percorso analogo.
Cari saluti

domenica 21 giugno 2009

Buona settimana (la più grande politica....

Carissimi,

in questo momento di tempeste e di difficili decisioni politiche, mi conforta una frase che lessi anni fa in un libro di Sergio Zavoli: “La più gran politica, nell’ambito della cosa pubblica come dell’impresa personale, è alla fine quella che non ci separa dai principi etici”.

Buona settimana

domenica 14 giugno 2009

Buona settimana (famiglia di amici...e carrozzine!!)

Fino a qualche tempo fa gli spots pubblicitari della Barilla terminavano con un bel pranzo in famiglia.

Se non erro, gli ultimi spots terminano con una bella spaghettata fra gli amici.

Un altro indizio di come il concetto di famiglia come prima cellula sociale stia perdendo sempre più terreno.

Anche il pranzo in famiglia non è più il momento privilegiato per i rapporti personali ai quali teniamo maggiormente. Gli amici contano forse più di genitori e fratelli?

Chiudo con una nota positiva, girando per la città vedo sempre più donne incinte e carrozzelle di neonati. Che al di la delle statistiche (che fotografano il passato ma non possono prevedere il futuro) qualcosa stia cambiando nel tasso di natalità?.

Ne discutiamo sul blog ?

Buona settimana

giovedì 11 giugno 2009

Non andrò a votare al referendum

Non andrò a votare il 21 giugno al referendum.

Non perché abbia paura che un eventuale successo dei referendari possa arrecare grandi vantaggi a Berlusconi. Penso che non dobbiamo (come spesso abbiamo purtroppo fatto) farci dettare l’agenda politica da un personaggio ultrasettantenne fra l’altro, a mio parere (fallibile ma comprovato da indizi precisi) entrato in una fase di “prepensionamento”.

Non perché non concordi sulla iniziativa dei referendari. Sempre a mio modesto parere, ben venga ogni strumento orientato a semplificare il quadro politico (ma non il pluralismo culturale e sociale) e porre un freno ai partiti populisti locali (la Lega e la prossima Lega del sud) o estremisti.

Non andrò a votare perché non voglio che, dopo il voto, peggio se favorevole al quesito, si scateni una fuorviante polemica sui meccanismi istituzionali, su presunti regimi, su possibili soluzioni alternative, perdendo di vista i reali problemi concreti del Paese.

L’agenda politica della persone che hanno a cura il bene comune e l’interesse di una Italia e di una Europa ancora capaci di fornire il loro contributo, culturale prima che economico, ad un mondo migliore, deve essere incentrata sulla ricerca e l’implementazione di un modello di sviluppo socio-economico diverso da quello all’origine della crisi.

La maggioranza dei “poteri forti” internazionali punta su una ripresa che faccia pagare il costo della crisi a chi non l’ha provocata, lasciando intatti i meccanismi e le strutture che hanno protetto gli speculatori, i grandi(!!) managers e i potenti banchieri (sic!).

Avete mai pensato che le Borse hanno ripreso a correre solo quando Obama (cedendo ai poteri forti bancari e industriali) ha deciso di far acquistare dagli Stati Uniti (e non solo) i titoli tossici togliendoli dal patrimonio delle banche?

Dobbiamo cercare di fondare un’allenza fra moderati e riformisti (che si potrà chiamare anche area white, come piace all’on. Tabacci) che giochi la partita politica nel medio periodo concentrandosi su una idea di sviluppo focalizzata su:

1. un patto intergenerazionale che non si limiti alla riforma della pensione, ma si estenda al lavoro, all’ambiente, alla scuola;

2. una politica equilibrata di gestione (non respingimenti ma neppure apertura indiscriminata) dei flussi migratori, in un contesto di cooperazione con gli altri Paesi europei;

3. forte spinta ad un rilancio delle Istituzioni europee premendo per un trasferimento di poteri sempre più marcato a livello federale, ben consapevoli che solo una Europa unita politicamente può avere voce in capitolo in un mondo globale dove si preannuncia un duopolio asio-americano;

4. una revisione del sistema politico che semplifichi ed acceleri le procedure decisionali, senza penalizzare, anzi favorendo, il pluralismo locale, culturale e sociale con l’attuazione di un vero ed efficace federalismo;

5. una redistribuzione del reddito che penalizzi chi ha speculato prima e durante la crisi, e premi le famiglie, le imprese sane e serie, i lavoratori professionali;

6. una riforma della P.A. , il più possibile condivisa con gli operatori del settore, che punti ad accrescerne la produttività, a parità di risorse impiegate.

Non vado oltre, ma penso che tutti noi che crediamo in una possibile ripresa culturale, sociale ed economica della nostra Italia, dobbiamo lottare per riprendere in mano l’agenda politica e toglierla in mano agli apprendisti stregoni.

Cari saluti

martedì 9 giugno 2009

UdC, partito di Centro che guarda a Destra?

Con riferimento alle elezioni Europee 2009, dall’analisi del flusso dei voti fra partiti, compiuto dal un istituto serio, come quello di R. Mannheimer, emerge un dato interessante relativo alla performance dell’UDC.

Il progresso, in termini di percentuale dei voti, rispetto alle politiche del 2008 deriva sostanzialmente da uno saldo attivo nello scambio di voti tra UDC e PDL. Per essere più chiari (anche se non ricordo i dati precisi) il numero della persone che hanno votato UDC provenendo dal PDL e stato superiore al numero delle persone che hanno fatto il percorso contrario.

Nel confronti della area di centro-sinistra è emersa invece una netta impermeabilità con l’UDC.

Un’altra osservazione importante deriva dalla elezione al Parlamento europeo nella Circoscrizione Nord-Ovest di Magdi Allam e in quella di Centro di Carlo Casini, persone degne del massimo rispetto per la loro serietà e correttezza, e certamente esponenti di un’ area culturale ispirata da un cattolicesimo piuttosto tradizionalista.

Non conosco gli eletti del Sud ma, a parte isolati fenomeni, si sa che l’UDC al sud è schierata su posizioni molto moderate.

Verrebbe quasi da dire che mentre la DC era un partito di centro che guardava a sinistra, l’UDC è, allo stato dei fatti, un partito di centro che guarda a destra.

L’esperienza della Rosa Bianca, anche se apprezzabile in alcune aree locali, non appare oggi capace di incidere per quantità in quella che può essere considerata la “pancia” moderata-conservatrice del partito.

Inoltre la impermeabilità fra l’area del PD e quella dell’UDC fa apparire remota la possibilità di una mini-scissione nel PD verso l’UDC (nonostante le speranze che qualcuno ha coltivato).

A mio parere, ma mi piacerebbe che si aprisse un serio e costruttivo dibattito, si aprono due strade per chi, come noi, vuole restare federe agli ideali che hanno dato origine alla Rosa Bianca.

La prima prevede la permanenza nell’UDC come gruppo organizzato intento a coltivare un progetto culturale (imperniato ad esempio sul personalismo comunitario) capace di dare all’UDC un pensiero ideale e politico di tipo “moderato dinamico” rivolto a tutte le persone che non si rassegnano ai vecchi schemi politici e intenzionati a dare risposte concrete (culturalmente orientate) ai nuovi problemi del XXI secolo, sfuggendo dalle vecchie risposte del progressismo sociale (imperniato espressamente o implicitamente sul deficit spending) e del turbo capitalismo neo-liberista, magari ipotizzando un ripensamento di una attualizzata “economia sociale di mercato”.

La seconda prevede il perseguimento dello stesso progetto culturale scegliendo la strada di un affiancamento, in posizione di autonomia organizzativa, del PD cercando di conservare un dialogo politico con gli esponenti popolari e teodem dello stesso. In questo percorso sarà giocoforza una alleanza con quelle aree politiche di ispirazione cristiana, come INCIPIT, che già hanno fatto una scelta di questo tipo.

Le strade che invece non mi sembrano ora percorribili sono quelle di una permanenza nel futuro Partito della Nazione sciogliendoci in esso, o quella di un ingresso nel PD.

Chi mi conosce sa che preferirei la prima strada, ma non do assolutamente per scontato che sia la preferita dalla maggioranza, né che qualcuno ne veda delle altre.

Cari saluti

domenica 7 giugno 2009

Buona settimana (c'è un futuro senza solidarietà?)

Carissimi, in questo periodo alcune buone letture infondono fiducia e speranza.

L’ultima che vi raccomando è quella del Card. Dionigi Tettamanzi e del suo libro “Non c’è futuro senza solidarietà” (ed. San Paolo) pieno di spunti di riflessione e di inviti a concrete revisioni di vita.

Il titolo vi suggerisce già qualcosa? Condividiamolo sul blog

Cari saluti e ... buona settimana

sabato 30 maggio 2009

Buona settimana (....e buona lettura!!)

Il Prof. Guido Astuti, docente di Storia del Diritto Romano, era solito raccomandare ai suoi ventenni allievi: “mi raccomando, leggete ora, che avete tempo e mente fresca, più in là negli anni non avrete più tempo o la mente così ricettiva”.

Questa frase mi colpì 40 anni fa, mi è rimasta impressa e ora la faccio mia.

Raccomandiamo alle giovani generazioni di leggere, il leggere (libri, giornali, ma anche Internet “serio”...) permette di avere informazioni per capire e giudicare, consente di andare oltre gli slogans della propaganda, amplia la mente, la capacità di confronto e di ragionare.

E anche noi, meno giovani, particolarmente i miei colleghi pensionati, continuiamo a leggere, la lettura ci aiuterà a tenere la mente allenata e ci faciliterà nel difficile compito di non restare attaccati alle vecchie idee ma di affronta i nuovi problemi cercando nuove soluzioni.

Che ne dite? 

Buona settimana a tutti.  

mercoledì 27 maggio 2009

Riflessioni a margine del Convegno Diocesano di Roma

Ieri pomeriggio ho partecipato al Convegno ecclesiale Diocesano di Roma.
Purtroppo, a causa di un disguido sull'orario ho potuto solo ascoltare il discorso del Papa, che peraltro ha dato l'impronta per la futura attività della sua Diocesi.
Il discorso è stato incentrato sulla necessità di un lavoro in comunione. La comunione è stata al centro della sua riflessione sulla Chiesa vista come popolo di Dio e corpo di Cristo.
Molto bello e stimolante.
Fra l'altro, finalmente, dopo tanti anni, si è ricominciato a parlare della necessità di una presenza cristiana sui luoghi di lavoro.
Alcune mie brevi riflessioni.
Speriamo che tale presenza cristiana sia vista non nella sola prospettiva di gruppi di preghiera (anche se la preghiera è una dimensione indispensabile della spiritualità), ma anche di promozione della dignità della persona umana e del primato della persona stessa su tutti gli altri elementi aziendali.
In secondo luogo il Papa ha giustamente messo in evidenza come dalla comunione ecclesiale discenda la necessaria corresponsabilità del laici. Ma nessuno può essere chiamato ad essere responsabile di qualcosa alla cui decisione non abbia collaborato; è pertanto necessario, mi sembra, che la comunione venga vissuta anche nella dimensione di reciproco ascolto attivo per giungere tutti insieme, specialmente nelle Chiese locali e nelle realtà parrocchiali, a decisioni condivise.
Ciao a tutti