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domenica 16 gennaio 2011

Buona settimana (come semplici anelli di una catena?)

Questa volta il buona settimana ve lo do con una osservazione del pensatore tedesco (di origine italiana Romano Guardini):

“Quando l’azione non è più sorretta dalla coscienza personale, un vuoto singolare si determina in colui che agisce, Egli non ha più il senso di essere lui ad agire, il senso che l’azione cominci da lui e che egli pertanto ne debba rispondere. Sembra che egli non esista più in quanto soggetto e che l’azione passi semplicemente attraverso di lui, semplice anello di una catena”.

Riprendiamoci la coscienza personale!!

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Buona settimana

venerdì 14 gennaio 2011

Difendere la verità o difendere la democrazia?

Questo scritto non ha assolutamente la pretesa di esaurire l’argomento o di fornire risposte definitive, ma rappresenta solo la volontà di presentare degli spunti per iniziare un dialogo su un argomento che si ritiene fondamentale.

Il rapporto tra libertà e verità costituisce uno dei nodi più complessi e intricati della cultura contemporanea anche se viene da molto lontano. È fra l’altro un rapporto che si riflette immediatamente su quello, più concreto e politico, fra democrazia e verità.
La domanda fondamentale è la seguente: “come è possibile rispettare la libertà dell’altro allorché si pensi di essere in possesso della verità e si creda che quest’ultima non possa che fare del bene all’altro?” Non viene forse spontaneo e legittimo imporre la verità proprio per il vero bene dell’altro?
Sul fronte politico della democrazia la domanda è molto simile: “come è possibile rispettare un progetto politico alternativo, magari anche suffragato dalla maggioranza, qualora si ritenga che questo sia in contrasto con la verità?”.
I fautori del primato della verità sulla libertà sostengono che la vera libertà non è quella di scegliere qualsiasi opzione (la libertà come possibilità di fare qualsiasi cosa) ma è essenzialmente tensione verso il bene e il vero. E che il volere della maggioranza non può rappresentare un criterio scientifico ed esatto per individuare ciò che è buono e giusto.
I fautori del primato della libertà sostengono che subordinare questa ad una pretesa verità, seppure sotto forma del buono, del giusto o del vero, equivale a renderla vuota e a toglierle ogni fondamento
Quando ero un giovane studente universitario fui molto colpito e convinto dai ragionamenti di Hans Kelsen, famoso giurista della Scuola di Vienna, sostenitore della tesi che la cultura del dubbio fosse il fondamento della democrazia, in quanto solo chi dubita della propria posizione e della propria idea possa essere portato a confrontarsi con l’altro, mentre chi non dubita ma è convinto di essere in possesso della verità sia portato inevitabilmente ad imporla all’altro proprio per fare quello che si ritiene essere il suo bene.
Questa impostazione della Scuola di Vienna mi parve sostenuta dall’analisi delle dittature sorte nel 900 in Russia, Germania, Cina e Italia fondate sulla pretesa infallibilità delle ideologie totalitarie di marca comunista e fascista.
Questa posizione è anche confermata purtroppo da alcuni episodi, del passato, in cui anche il nome di Dio è stato usato per ridurre la libertà dell’altro e viene suffragata anche dall’emergenza attuale del fondamentalismo religioso.
Non si può peraltro negare validità anche alla visione contraria.
Nella Enciclica “Splendor Veritatis” di Giovanni Paolo II e in tutto lo snodarsi del pensiero di Joseph Ratzinger (ora Benedetto XVI) viene messo in evidenza come la verità sia la base per un corretto uso della libertà.
Sul piano filosofico una libertà che non tende al vero non sembra forse girare a vuoto e porsi solo come fondamento di una visione individualistica di tipo narcisista?
Sul piano politico come è possibile accettare che la democrazia prescinda da valori naturali alla stessa preesistenti e che trovano origine nella verità? Come è possibile razionalmente accettare che il destino delle persone (talvolta delle loro vite) sia in mano al volere di una maggioranza?
Anche su questo fronte si fa riferimento ai milioni di vite uccise dai regimi totalitari anche quando questi stessi erano sostenuti dalla maggioranza dei cittadini.
La fondatezza della tesi che la maggioranza non possa essere un criterio esatto e scientifico per rappresentare il vero e il giusto è stato avvertita nel tempo anche dagli ideatori e costruttori di quel costituzionalismo liberale che ha posto dei vincoli ben chiari al potere della maggioranza quali l’individuazione di precisi e inviolabili diritti di libertà (religiosa, di pensiero, di associazione, di riunione...) e il principio della separazione dei poteri (esecutivo, legislativo, giudiziario).
Successivamente alle libertà già indicate, che identificavano un’area degli individui indisponibile da parte dello Stato, ma che si limitavano ad aspetto più o meno formali, si sono andati aggiungendo i diritti, quali la libertà dal bisogno e dalla paura, che incidevano sulla situazione storico-sociale permettendo la piena partecipazione di tutti alla vita politica e economica.
Possiamo forse sostenere che questa sfera di riferimento personale inviolabile da parte di individui o di istituzioni (anche se a base maggioritaria) costituisce, almeno in Occidente, il risultato di una evoluzione del pensiero collettivo che ha permesso, nel confronto costruttivo tra diverse posizioni religiose e culturali, l’emergere di alcuni valori condivisibili da tutti perché intrinsecamente ragionevoli e posti così come base di una serena convivenza civile.
I problemi rimangono su due fronti, uno territoriale e l’altro ontologico.
Il primo riguarda il nostro atteggiamento verso quelle culture di tipo orientale o africane, che hanno origine e fondamenti ben diversi da quello occidentale e che non sono assolutamente riconducibili allo schema appena delineato.
Se si ritiene che il modo di pensare e di vivere del mondo occidentale sia il migliore può venire la tentazione non solo di proporlo, ma anche di imporlo a culture differenti. La politica della “esportazione della democrazia” non è altro che il risultato di questa impostazione e, a ben vedere, i suoi risultati non sembrano buoni.
L’altro fronte aperto è ancora più delicato e riguarda la natura dell’uomo. E’ il fronte bioetico che si può esprimere in domande come queste: “quando ha inizio la vita umana?”, “quando una vita può considerarsi ancora umana?”, “può l’uomo disporre della vita?”.
Sono domande che hanno risposte diverse a fronte delle due impostazioni culturali che, nel mondo moderno si fronteggiano e che richiamano sempre, ancora una volta, il problema del rapporto tra verità e libertà.
Da una parte c’è chi sostiene l’inesistenza di criteri valoriali ultimi esterni rispetto al volere del singolo individuo, volere che diventa così il fondamento della libertà personale e unico parametro di tipo etico. La conseguenza di questa impostazione è che lo scontro di voleri non si risolve con riferimento ad un bene superiore ed esterno ai singoli ma con un procedimento di mera conciliazione tra interessi contrapposti mirando a che il risultato sia adeguato alla bisogna, ma non necessariamente giusto o buono.
Da una parte c’è chi sostiene anche in questo campo l’esistenza di diritti inviolabili, quali l’indisponibilità della vita umana, iscritti nella natura dell’uomo e pertanto non dall’uomo modificabili con norme che abbiano una legittimità morale o giuridica.
Anche in questi due campi forse non se ne uscirà se non con un sereno confronto e un dialogo costruttivo che tenga conto delle lezioni della storia, ovvero delle conseguenze pratiche che l’applicazione delle diverse culture arreca in concreto al benessere morale e materiale delle persone umane.
Da parte mia ritengo che una Verità esista, che sia esterna all’uomo e per questo di natura non umana ma divina, e che, proprio perché divina, non possa essere posseduta una volta per tutte ma che sia essa invece a possedere noi, sicché il nostro compito sia quello di continuare a cercarla scoprendola sempre di più e mettendola in pratica.
Come cristiano ritengo che questa Verità ha il volto di una Persona, Gesù Cristo, che è morto per amore per la liberazione di tutto il genere umano dal peccato e da ogni male, svelandoci appieno l’identità di un Dio Padre Amore infinito.
Nel cristianesimo, come ben rileva anche Benedetto XVI nella “Caritas in veritate”, amore e verità non possono essere separati. L’amore permette di offrire la verità senza la tentazione di imporla (anche perché non la si possiede tutta..) e di offrire le basi per un dialogo reale, la verità evita che il solo amore sfoci in un vago sentimentalismo o peggio in un confronto privo di basi reali.

sabato 8 gennaio 2011

Perché no? una Chiesa "ambientale"..

Durante il Concilio Vaticano II fu elaborata la nozione di Chiesa locale per indicare la comunità di credenti presenti in un determinato luogo (generalmente coincidente con una zona ecclesiale quale la Parrocchia o la Diocesi), e quella di Chiesa domestica per indicare la comunità familiare.

Mi chiedo se non esistano anche le Chiese “ambientali”, ovvero le comunità di credenti che, negli ambienti di lavoro o in quelli socio-culturali, si impegnano nella evangelizzazione e nella promozione umana.

Il pensiero corre alla comunità dei fedeli laici impegnati in IBM a Roma in questo primo decennio del secolo, con l’augurio che sentano sempre più di essere una piccola Chiesa ambientale, ma anche a tante altre esperienza in essere e in fieri.

Chissà se qualche teologo non se la sentirà di contribuire alla elaborazione del concetto e dell’essenza di una Chiesa ambientale.

Che ne dite? Ne parliamo sul blog?

Buona settimana

domenica 2 gennaio 2011

Buona settimana (e buon anno nuovo.. ??)

Carissimi, il nuovo anno sarà buono nella misura in cui saremo buoni noi, ovvero cercheremo di porre in essere azioni in grado di conseguire il nostro bene, quello dei nostri cari, quello della società intera.

Altrimenti potrebbe essere pura ipocrisia augurarsi buon anno.

In questa ottica e solo in questa ottica cari auguri di un sereno e felice 2011.

Ci scambiamo gli auguri sul blog?

E, tanto per cominciare, buona settimana!

lunedì 20 dicembre 2010

Stefano Zamagni for President!

Il Polo della Nazione, appena costituito per dare una rappresentanza politica all'area moderata popolare liberal-democratica, non può certo essere guidato da personaggi della vecchia politica che non riscuotono più la fiducia della società civile.
E' da quest'ultima che devono uscire i nuovi leader.
Tra questi emerge il nome di Stefano Zamagni.
Per chi non lo conoscesse, accludo il link per saperne di più
Unitevi al mio grido: Zamagni for President!

domenica 19 dicembre 2010

Buon S. Natale!!

Carissimi, il S. Natale rappresenta la venuta sulla Terra del Bello, del Buono, del Vero.

Noi possiamo prolungare questa venuta, fare di ogni giorno il S. Natale, se compiamo giornalmente gesti belli, buoni, veri.

Vogliamo provare?

Siete d’accordo?

E stavolta oltre buona settimana, anche buon S. Natale!!

domenica 12 dicembre 2010

Oltre l'orizzonte....la Speranza!!

Martedì scorso sono andato con piacere a visitare la mostra di pittura della cara amica Daniela e sono rimasto particolarmente colpito dal suo quadro “Oltre l’orizzonte”.

I nostri ragionamenti, i pensieri, le analisi non sono in grado di andare oltre l’orizzonte limitato della nostra ragione umana. Inevitabilmente quando questi ragionamenti, pensieri, analisi si basano su sconfortanti elementi di fatto della realtà attuale non possono essere per noi motivo di ottimismo.

E allora andiamo oltre l’orizzonte, gettiamo il cuore al di là, utilizziamo anche piccoli appigli per sperare, per sognare, oltre l’orizzonte, una realtà migliore. Non fece così il grande Colombo allorché, sulla base di piccoli indizi, andò oltre le colonne di Ercole e scoprì l’America?

E non dovrebbe essere questo per quelli di noi che credono, la base della loro Speranza?

Che ne pensate? Il blog vi aspetta

Buona settimana

domenica 5 dicembre 2010

Buona settimana (il Mistero della persona umana...)

Il mistero (o il Mistero con la “a” maiuscola?) dell’inizio del mondo si ripercuote inesorabilmente, come fasi di un unico processo, su quello dell’inizio della vita e dell’essere umano.

Anche chi non crede (come invece crede chi scrive) in un intervento divino nell’ingresso dell’uomo nella natura non può che inchinarsi davanti all’origine dell’uomo dal mistero cosmico.

E’ qui che è fondata, a livello di ragione, l’inviolabile dignità della persona umana, non oggetto da conoscere (in quanto fondata su Dio infinito o su un insondabile mistero umano), ma soggetto con il quale entrare in relazione, soggetto da amare per avvicinarsi alla sua e alla nostra pienezza.

Commenti? Sul blog http://www.giuseppesbardella.blogspot.com

Buona settimana

domenica 28 novembre 2010

Buona settimana (dalla fine all'inizio...)

Carissimi,

Per capire qualcosa di più sulla fine (o, meglio, il fine) del mondo, forse occorre andare al suo inizio.

Gli scienziati, a quel che ho capito, sono andati oltre il “big bang”, sono risaliti anche ai periodi antecedenti ma, mi pare di capire (se non è vero qualcuno mi smentisca), si scontrano sempre con un problema essenziale.

In qualunque modo il mondo sia cominciato (big bang, fusione o fissione di elementi, esplosione. ..) tutto comunque richiama la necessità di un primordiale movimento. Ma se c’è stato un movimento cosa è stato o chi è stato a dare la prima spinta?

Alcuni pensano che prima o poi una risposta sarà data, altri pensano ad una soluzione che chiama in causa un Primo Motore Immobile.

Comunque ci troviamo di fronte ad mistero o... al Mistero di Dio?

Ne parliamo sul blog?

Buona settimana

domenica 21 novembre 2010

La fine del mondo o..... il fine del mondo?

Prima nel 2000, poi (mi sembra..) nel 2007, ora si parla dei 2012, continuamente si rincorrono le previsioni, più o meno di accreditata (??) fonte astrologica o esoterica, sulla fine del mondo.

E se invece della fine (che ci sarà quando meno ce l’aspettiamo, per fortuna!) ci ponessimo il problema del “fine del mondo”.

La prospettiva cambia completamente e lo vedremo nelle prossime settimane.

Per ora, buon fine settimana.