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giovedì 21 maggio 2009

Combattere contro se stessi (razzismo??)

La settimana scorsa mi trovavo, alle 15,00, su un autobus diretto verso la Stazione Termini, occupato ma senza essere affollato.
Ad una fermata è saluto un gruppo di una ventina di stranieri vocianti, che poi ho scoperto essere dello Sri Lanka.
All'interno hanno cominciato a parlare ad alta voce fra di loro e a muoversi in una maniera confusa e scomposta urtando con i loro zaini gli altri passeggeri.
Confesso che mi sono sentito in una grande disagio fisico e psicologico, ho provato un forte disappunto ed una decisa forma di reazione emotiva. Il pensiero, normale, è stato "ma perché non se ne stanno a casa loro?" 
Poi mi sono soffermato a notare che queste persone non davano fastidio intenzionalmente, il loro vociare, il loro muoversi erano l'effetto della loro cultura, del loro modo normale di comportarsi, non pensavano neppure lontanamente di dare fastidio.
Ho provato a sorridere, a guardare verso alcuni di loro e a indicare dolcemente con la mano di abbassare il tono.
E' stato bello notare che hanno capito e, per qualche minuto (ma non potevo sperare altro...) la situazione è migliorata.
Resta ora la riflessione come sia veramente difficile, soprattto per una persona adulta, che abbia superato i 50-60 anni, tollerare la "diversità" culturale e accettarla come un dato di fatto, come uno stimolo, se non (difficile??) come una ricchezza.
L'emotività, la forza di abitudini culturali e comportamentali consolidate, ci spinge a reagire e a respingere il diverso.
Ma non possiamo cambiare il futuro necessariamente multietnico, dobbiamo imparare ad accettarlo e, importante, a saperlo gestire.
Io l'ho imparato su quell'autobus e, siccome penso che altre volte me ne dimenticherò, mi auguro di impararlo di nuovo.
Cari saluti  

8 commenti:

Remo ha detto...

Si, forse stavolta si sono calmati e hanno rispettato gli italiani presenti, ma quante volte, specialmente se africani, continuano a importunare noi e le nostra donne...
Belle parole, ma ci vuole anche ordine...

Sam Cardell ha detto...

Sono stato spesso all’estero e la mia prima preoccupazione fu sempre quella di rispettare le abitudini, le usanze e la cultura altrui. Ritenni sempre d’essere ospite, anche se gradito, spesso invitato e quasi sempre operativamente e culturalmente impegnato.
Similmente ho fatto in Italia, quando mi dovetti spostare nelle varie regioni.
Paradossalmente mi sono sempre trovato a “casa mia” e, credo, per un semplice motivo: chi non rispetta la propria casa non rispetta neppure l’altrui.
Ovviamente vi sono differenze di cultura e di abitudini tra le varie etnie e nazioni. Spesso queste sono carenti non tanto nelle classi acculturate, ma in quelle popolari. Ciò, ovviamente, provoca e crea problemi di coesistenza. Ma le popolari hanno in sé, almeno, la naturalezza delle proprie origini.
Un amichevole invito, fatto con il sorriso e con gentilezza, può ridurre questi acufeni comportamentali che tanto fastidio e, spesso, irritazione, creano nell’osservatore o padrone di casa.
Il problema non è l’accettare, perciò il subire, tali comportamenti, ma il pericolo di vederli con assuefazione e di giustificarli.
Non vi è un “diverso” di fronte (io/noi e l’altro/i), ma solo un “estraneo” in entrambi. Ecco perché un certo razzismo serpeggia ovunque nella nostra società e pure in quei cattolici praticanti che si sentono, come minimo, infastiditi.
Ciò capita pure anche con i nostri stessi concittadini nelle città e nei paesi. Perché avviene? Per la contrapposizione che eleva il nostro individualismo come prioritario all’altrui.
Ultimamente sto seguendo in modo sperimentale, e analizzando, il comportamento di un conoscente telematico. Non ci siamo mai incontrati fisicamente.
Ovviamente nella sua farisaica interpretazione ha in sé il germe ipocrita dell’integralismo, perché nel suo apparente procedere all’osservanza delle regole sovrappone il proprio Io esistenziale all’altrui esistere.
Differenziazioni concettuali irrisorie, contrapposizioni, ricerca dell’affermazione del proprio Io esistenziale e … titoli accademici o curriculum professionali vistosi sono il “biglietto da visita” che contraddistingue questi declamatori di sé stessi sugli altri.
Nei giorni scorsi stavo parlando a braccio e chiesi: “Chi è il nostro prossimo?”; mi dettero molte risposte, ma ognuna di queste non corrispondevano alla realtà.
Allora dissi: “Il nostro prossimo è colui che ci sta vicino, chiunque questo sia: genitore, coniuge, figlio, parente, amico, collega … sconosciuto. Se non concepiamo il suo essere Cristo accanto a noi, allora non concepiamo neppure la divinità di Gesù negli altri e ci arroghiamo il diritto della nostra superiorità nella diversità, anziché dell’uguaglianza nella diversità.”.
Una suora applaudì e dichiarò: “Questo è quello che vorrei che si insegnasse.”.

La coesistenza non si basa solo sul rispetto delle regole, ma principalmente sul diritto; il quale proviene dalla codificazione dei principi di ogni società.
Il frammischiare le varie etnie, come ora avviene, è pericoloso non tanto geneticamente, ma soprattutto culturalmente giacché crea una confusione concettuale tra principio e valore con tutto quello che ne deriva.
Il discorso sarebbe estremamente complesso e lungo; ma credo che per l’amico Giuseppe sia già … lungo.

Giuseppe Sbardella ha detto...

Ciao Sam, grazie dei tuoi commenti sempre bene accetti.
Per quanto riguarda la lunghezza ho bisogno di chiarire.
I miei buona settimana sono diretti a più di 100 persone che magari aprono il PC il lunedì mattina sul luogo di lavoro e che hanno piacere a leggere un breve pensiero positivo e di speranza.
Non li faccio lunghi perché non voglio che tolgano tempo alla attività lavorativa e perché molti, nella urgenza di iniziare a lavorare, non li leggerebbero se fossero lunghi.
Ciao

Anonimo ha detto...

Dopo il mega commento sarò telegrafia :L'Altro siamo tutti...perchè non "riprogrammarci" per essere capaci di accettarci riconoscendo i nostri pregi , per valorizzarli , ed i nostri difetti , per cercare di eliminarli o almeno limitarli , e , di conseguenza , essere capaci di accettare gli altri con lestesse modalità usate per noi
Ciao e..BUON LAVORO

sandro ha detto...

trovo quest'argomento molto affascinante, ci tocca tutti. Anche il modo di affrontarlo dovrebbe essere sincero e privo di pregiudizi, e cosciente dei propri limiti. Tante volte ho sentito grandi idealismi sull'integrazione multi etnica e razziale da parte di persone che poi, nel concreto, non si pongono la domanda di cosa implica questo in termini di problemi quotidiani da risolvere. E' vero che comunicare il desiderio di un mondo migliore e integrato "fa cultura" e quindi può essere utile, ma specie in questo campo bisognerebbe sempre far precedere alle parole i fatti e l'esempio......

Pompeo S. ha detto...

caro Giuseppe,
comportamento che abbiamo avuto nei nostri anni verdi girando per il mondo...
Da adulti concordo con la tua riflessione
ed aggiungo, come ogni volta una frase significativa:

Quello che facciamo è soltanto una goccia nell'oceano.
Ma se non ci fosse quella goccia all'oceano mancherebbe.

Madre Teresa di Calcutta

buona settimana

Pompeo

Pompeo S. ha detto...

caro Giuseppe,
comportamento che abbiamo avuto nei nostri anni verdi girando per il mondo...
Da adulti concordo con la tua riflessione
ed aggiungo, come ogni volta una frase significativa:

Quello che facciamo è soltanto una goccia nell'oceano.
Ma se non ci fosse quella goccia all'oceano mancherebbe.

Madre Teresa di Calcutta




buona settimana

Pompeo

paolocarl ha detto...

Sicuramente non e' stato un atto facile il tuo, perche' stavi in mezzo a tanta confusione.
Ma e' stato premiato; e' stato come aver paura o non volere aprire una finestra, poi questa la apri e vedi un panorama da paradiso.
In effetti molte volte sono i nostri problemi, i nervi, le tensioni e gli stress che ci chiudono in noi stessi.
Ma basta avere coraggio e sorridere agli altri e non e' sempre facile e tu l'hai fatto e sei stato premiato.
Complimenti! E' cosi' che dovremmo fare tutti.