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mercoledì 4 febbraio 2009

Brevi pensieri su quanto sta accadendo ad Eluana

Ho il massimo rispetto per la scelta fatta da Giuseppe Englaro, nella sua interpretazione di quello che era il pensiero della figlia, che meglio degli altri forse conosce. Mai e poi mai mi permetterei di giudicare una scelta fatta in coscienza.
Sul caso però mi vengono molte domande.
Esiste un diritto individuale alla vita? esiste un diritto individuale a decidere di morire? esiste un dovere di vivere? esiste un diritto alla solidarietà fraterna e, reciprocamente, esiste un dovere fraterno alla solidarietà? Come si esprimono questi diritti e doveri?
Cosa vuol dire una vita degna di essere vissuta? cosa vuol dire pervenire ad una morte umana? una morte scelta dall'individuo o una morte serena insieme ai nostri cari? 
E ancora, la vità è una proprietà individuale, di cui posso disporre? 
oppure è un processo che mi supera e mi trascende e che riguarda un superiore fluire intergenerazionale a sostegno della continuità della specie? e se è così non è implicita in questo processo una reciproca fraternità umana per cui l'alleviare le eventuali sofferenze di una persone permette ai suoi parenti ed amici di esprimere in pieno questa fraternità?
Non ho risposte certe, o meglio ce l'ho ma voglio lasciare queste domande alla riflessione della coscienza di chi mi legge.
Un'ultima domanda mi pongo, se Eluana e la sua famiglia avessero meglio sentito vicino questo sentimento concreto e fattivo di fraterna solidarietà, la soluzione sarebbe stata la stessa?
Scusatemi queste domande, ma riguardano le nostre scelte di fondo, quelle che determinano il presente e il futuro di una società.

6 commenti:

il moralista ha detto...

come Giuseppe già sa, rimando al mio blog per il mio timido pensiero...

don Luca Peyron ha detto...

Caro Giuseppe, condivido le domande, ringrazio chi le ha poste e prego per chi avrà il coraggio di provare a darsi delle risposte, non tanto e non solo per Eluana la cui sorte non è nelle nostre mani, ma per il proprio quotidiano. Gli interrogativi che lei ha posto, le risposte che ne possono derivare, sono quelle che decidono della ferialità dei nostri giorni, di un mondo in cui è bello vivere e far vivere i nostri figli. Buon tutto e grazie di questo spazio.

Giuseppe Sbardella ha detto...

Grazie Don Luca del tuo commento. Non tutti hanno capito perché ho preferito pormi delle domande piuttosto che darmi delle risposte...

Ho visto il blog "il tesoro del campo". Lo linkerò al mio blog.

Cari saluti

Anonimo ha detto...

In questa vicenda, come affermo nel mio ultimo post, sono tutti perdenti, e l’errore di uno provoca l’errore dell’altro: i giudici non possono ritenere che la loro sentenza di autorizzazione si traduca in un diktat di esecuzione; il governo risponde con un decreto-legge che rileva l’incapacità della classe politica di produrre una legislazione adeguata, che richieda un previo consenso esplicito; il capo dello stato, che interferisce in corso d’opera. Mi dispiace, ma tutti hanno le loro gravi responsabilità; e comunque, queste non possono essere scaricate sulla semplicistica soluzione di “farla finita”. Il “principio di precauzione” potrebbe essere la risposta più saggia, che svelenisce le polemiche, sposta i riflettori, rinvigorisce la ragione. Mantenendosi valida la “autorizzazione” della magistratura, si potrebbe aspettare ancora un poco (si è aspettato 17 anni!) per prendere una decisione definitiva (io sono in ogni caso per la salvaguardia di una vita biologica sana da cui altri si sono risvegliati). Un pensiero a Eluana, alla famiglia, alle suore che (non dimentichiamolo) l’anno accudita: valgono più i diciassette anni di silenzio e di assistenza operosa che il blaterare mediatico di tutti, cattolici compresi.
torietoreri

don Luca Peyron ha detto...

Caro Giuseppe, un mio professore di teologia in seminario mi insegnò che, soprattutto in certi ambiti, è necessario "tenere la domanda" perché già essa, da sola, permette di affacciarsi alla verità se non proprio a raggiungerla. Penso che oggi molti abbiamo troppe risposte ed a domande poco furbe. Restano alcune domande che dobbiamo continuare a farci, la prima quella di Pietro: "Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterne"... Grazie per il link al nostro blog.

don Luca Peyron ha detto...

... ps. il blog è del Seminario di Torino...