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mercoledì 13 agosto 2008

Medaglie olimpiche tassate?

Sinceramente sono rimasto un po' perplesso per le lamentale espresse dalla medaglia d'oro Vezzali e da quella d'argento D'Aniello circa il fatto che i premi collegati alle loro mediaglie (rispettivamente di euro 145.000,00 e 75.000,00) vengano soggetti ad imposta secondo la legge italiana.
Le mie perplessità vengono da diversi motivi:
  1. i due hanno utilizzato per gli allenamenti strutture pobbliche sportive nazionali e sono andati in Cina a spese del CONI, strutture e spese finanziate dalle imposte pagate dagli italiani;
  2. i premi che ogni dipendente riceve dalle aziende in cui lavora, quale riconoscimento di proprie eccezionali performances, sono regolamente tassati. Perché mai i premi degli sportivi no?
  3. forse la lamentela avrebbe senso se le Olimpiadi fossero rimaste, come nel pensiero di De Coubertin, riservate solo a dilettanti, ma così non è più. Nell'ottica di Vezzali e D'Aniello anche gli campioni di football avrebbero dovuto sollevare la stessa lamentela in quanto anche loro hanno dato lustro al Paese.

La verità, a mio parere, è che ormai le Olimpiadi sono diventate, in sintonia con il pensiero unico (debole) corrente, un evento più commerciale che sportivo. In tale ottica, nella quale l'importante è vincere per guadagnare di più (quanto sei lontano De Coubertin!), è pienamente accoglibile la lamentela dei nostri due campioni (??).

Ma si può ancora parlare di Olimpiadi?

2 commenti:

Marina ha detto...

La questione dei due campioni ha fatto scalpore, ma credo che il problema non riguardi tanto gli olimpionici e le olimpiadi, quanto il nostro diffuso atteggiamento italiano secondo il quale le tasse sarebbero un furto dello Stato ai nostri danni.
Altrimenti come potremmo spiegare il sempre maggior numero di furbi - spesso oggetto di ammirazione da parte degli altri - che trovano il modo per non pagarle e si sentono comunque a posto con la propria coscienza?
Perché ci è così difficile pensare alle tasse come a quello strumento che ci permette di mandare i figli alla scuola pubblica, di essere curati se stiamo male senza dover pagare cifre astronomiche, etc. etc? Personalmente ritengo sia anche attraverso questo strisciante e pervasivo atteggiamento che si sta disfacendo lo Stato Sociale che i nostri Padri Costituzionali erano riusciti a costruire e che veniva portato ad esempio in tutta Europa.
Le decime pagate in tempi antichi alla chiesa erano lo strumento con il quale era possibile provvedere anche ai bisogni dei più deboli.
In tempi più recenti le casse di mutuo soccorso erano uno strumento di autotassazione per provvedere ai bisogni di ciascuno nei momenti di fragilità. Lo Stato Sociale ha potuto sostituirsi a questi istituti grazie al sistema delle tasse che gli forniva le risorse per provvedere ai bisogni della popolazione, ma oggi è sempre più difficile radunare risorse sufficienti.
Dovremmo forse ripartire da qui: dai bisogni reali delle persone, dalle risorse per provvedervi e dal senso di responsabilità di ciascuno nei confronti dell'altro.

Giuseppe Sbardella ha detto...

Grazie, Marina, del commento, sono pienamente d'accordo con te.