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martedì 19 agosto 2008

Appunti su un Centro dinamico

Appunti per un Centro dinamico

Un soggetto politico di Centro non può caratterizzarsi , come spesso avviene, solo in negativo per le sue diversità e la contrapposizione rispetto alla Sinistra e Destra, bensì possedere e sviluppare un progetto culturale e programmatico ben delineato e individuare una realtà sociale al quale indirizzarlo.

L’antropologia di riferimento sulla quale fondare il progetto culturale potrebbe basarsi, come talvolta già accennato da Savino Pezzotta, sul personalismo comunitario, che si fonda sulla visione dell’essere umano considerato come una persona, cioè come un “universo” (come lo chiama Emmanuel Mounier, uno dei padri del personalismo) unico ed irripetibile in grado di realizzare se stesso e perfezionare la propria umanità nella misura i cui interagisce con gli altri, non avendo in mente solo il suo benessere individuale ma subordinandolo al bene comune.
Il personalismo meriterebbe ben più ampia e complessa definizione, ma ritengo che questa sia comunque in grado di farne percepire le caratteristiche.
Da una visione antropologica personalista non possono che discendere chiare e lineari scelte politiche e programmatiche come, a titolo non esaustivo di esempio, le seguenti:
1. il confronto come strumento di composizione dei conflitti e trasformazione di essi in opportunità di progresso comune;
2. la piena accettazione del mercato, a livello nazionale e globale, con l’approntamento di misure concrete che garantiscano a tutti, anche ai meno abbienti che ora hanno poca voce, l’accesso ad esso ed ai suoi benefici;
3. il sostegno a politiche meritocratiche che contengano forti sostegni a chi, pur mettendoci tutto l’impegno, non riesca a conseguire gli stessi risultati del più capaci;
4. la riforma della scuola vista come palestra di formazione alla cittadinanza, di informazione culturale (anche, ma non solo, attraverso il recupero del tanto vituperato “nozionismo”), di allenamento al ragionamento;
5. una politica fiscale efficace che sia anche redistributiva del reddito, ma continui ad essere incentivante rispetto a chi voglia migliorare legalmente ed eticamente il proprio reddito individuale;
6. una politica di sostegno e di recupero della famiglia naturale vista come primaria cellula sociale, palestra di crescita individuale in un contesto di reciproca solidarietà intergenerazionale.

Ma a chi rivolgersi, a chi indirizzare, tale progetto culturale e programmatico, per poterlo trasformare in proposta politica agibile e concreta?
La realtà sociale maggiormente in grado di coglierla, accettarla e viverla, dovrebbe essere quella composta da tutte le persone che, parafrasando J. F. Kennedy, non si chiedono cosa possa fare lo Stato per loro, bensì come possano loro contribuire al benessere della collettività.
Un politica che un tempo si sarebbe definita interclassista, in grado di rivolgersi a tutti i lavoratori, a quelli dipendenti ed a quelli autonomi (artigiani, liberi professionisti....), agli imprenditori, ai pensionati, ai giovani ed ai meno giovani, a tutti i cittadini che si pongano il problema e l’obiettivo di saper sempre conciliare il loro interesse individuale con il primario bene comune.
Sicuramente tale politica non raccoglie oggi la maggioranza dei cittadini ma la lunga crisi economica che ci aspetta farà cambiare tante opinioni oggi consolidate.

Certo il Centro delineato non è un soggetto politico accomodante e propagandistico, richiede dai propri aderenti e richiederà dagli elettori una capacità flessibile di saper discernere i valori tradizionali permanenti sapendoli declinare con dinamismo e tempismo al confronto con i nuovi problemi del XXI secolo. Per questo un Centro che non si potrà definire conservatore o riformista, ma forse, come tanto mi piace Centro popolare dinamico.

Mi scuso se questi appunti sono abbastanza sintetici, ma vogliono solo rappresentare il primo contributo ad un confronto aperto, costruttivo e cortese.

1 commento:

luigi avella ha detto...

Condivido in pieno la tua analisi sul centro politico. Soprattutto, sottolineo il concetto di “personalismo” come concetto basilare (un concetto a me molto caro: l’uomo al centro di tutte le creature – la persona al centro dell’universo). Tu sai quanta stima ho per Tabacci, personaggio politico attento alle tematiche sociali ed economiche ma, non è sufficiente. La stima per Pezzotta prende piede proprio per questa sua attenzione alla persona: centro di ogni servizio e di ogni iniziativa.
Mi si è formato il me l’idea di questa scala di valori:
1. La persona umana: espressione dell’Idea di Dio.
2. La famiglia (la comunità): espressione della Vita di Dio.
3. La solidarietà: testimonianza della sua azione di vita concreta
4. Il servizio sociale: condivisione di problematiche che devono avere risposte reali e tangibili
Senza una cultura di fondo, sulla necessità di sapere chi siamo e cosa vogliamo, non è possibile agire in politica.
La conoscenza è figlia della sapienza (ahimè persa con i nostri comportamenti) per cui dobbiamo sentire il bisogno di formazione culturale se vogliamo essere agenti politici.
Un altro concetto che ritengo importante per il centro politico (ne ho parlato sul blog di Tabacci senza trovare intercolutore) è la consapevolezza di lasciarsi guidare da forze centripete (autostima) e non dalla tentazione di forze centrifughe che ci pongono in aree non percorribili. Ho sottolineato, in quel post, che la contraddizione dei centristi cattolici (democratici, popolari e liberali) è quella di fughe verso ideologie non condivisibili. Mi spiego meglio: io sono liberale se cattolico, sono democratico se cattolico, sono popolare se cattolico. Difficilmente resterei tale se fossi annesso dal laicismo inteso come ateismo: non sarei un liberale ma un liberista, non sarei un democratico ma un progressista, non sarei un popolare ma un populista. Allora, perché non restare nella propria area e testimoniare anche con il servizio politico la propria identità?
Io non ci vedo nulla di male se il centro dialoga con la destra o la sinistra. È importante che quando ci incontriamo sappiamo chi siamo e cosa vogliamo. Un Casini convinto della sua identità e consapevole dei valori da difendere per me può confrontarsi anche con Bertinotti e Francesco Storace, se c’è un valore comune da difendere. Ma ognuno deve restare al suo posto, ben definito e circoscritto. Per fare questo ci vuole conoscenza (cultura della propria identità)!
Certo molte cose si possono affrontare con più attenzione qui che sui blog pubblici: sarei messo alla gogna e subirei il mobbing da parte di molti.
Per cui apprezzo la tua iniziativa. Può diventare, con un po’ di coraggio, fucina di idee e di scambio culturale. Forse questo è mancato in tutte le esperienze passate (fuochi di artificio senza costrutto).
Ti abbraccio e ti invio sinceri auguri (so che ne hai bisogno, lascialo dire da chi ogni giorno si sforza di portare avanti un progetto, spesso osannato e ancora più deriso).
Luigi