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domenica 25 ottobre 2009

Buona settimana (i pionieri e l'elastico...)

Da un pensiero di Michel Quoist, che mi ha sempre colpito...

Una società, sia ecclesiale che civile, non può avanzare senza la presenza di pionieri, di battistrada, che aprono cammini fin allora sconosciuti, abbattono barriere psicologiche, superano paure collettive ancestrali.

I pionieri sono virtualmente collegati al resto della società non da corde rigide ma da elastici che permettono una maggiore elasticità, particolarmente nei passaggi più delicati, quando i pionieri spingono con forza in avanti e il resto della società resiste con tenacia.

Ma i pionieri devono stare molto attenti ed usare equilibrio. Se avanzano troppo poco, l’elastico si tira e gli altri non avanzano, se invece spingono troppo l’elastico rischia di rompersi e succede l’irreparabile, i due elementi perdono ogni contatto, si rompe il meccanismo unitario, il pioniere viene lanciato troppo avanti (perde il contatto con la sua comunità), la comunità ritorna con violenza indietro e perde molti dei progressi acquisiti.

Diamo una mano, sosteniamo i nostri pionieri, permettiamo loro di conservare il giusto equilibrio e andremo avanti, a passo diverso, ma tutti insieme.

Ne discutiamo insieme. Che ne dite?

Buona settimana.

3 commenti:

Sam Cardell ha detto...

Michel lo conosco assai bene perché in gioventù già analizzavo i suoi testi.
L’immagine del pioniere che tu proponi da un lato è confacente, dall’altra un po’ risicata.
Il pioniere, infatti, è colui che va in esplorazione e non si sa se tornerà, né se sopravvivrà, né cosa incontrerà.
Va verso l’ignoto armato solo della sua voglia di scoprire e … conoscere. Va di sua sponte e non ha bisogno del filo d’Arianna per tornare, considerato che il suo andare è il ricercare ciò che altrove (dov’era) non trovò.
È assai assimilabile al missionario evangelizzatore dei secoli scorsi.
Perciò la teoria dell’elastico non è confacente al discorso sul pioniere.
È pertinente, invece, a chi nella società è demandato a ricercare nuove Vie. E maggiormente confacente a chi deve dirigere e procedere con una comunità nazionale o locale, civile o religiosa.
Anche in questo caso, tuttavia, l’elastico non ha una ragione logica, per il semplice fatto che il compito affidato è proprio quello di condurre tutti senza perdere nessuno, neppure lo sfiduciato, lo sfiancato e il debilitato.
Diversamente si abdica al ruolo che uno si è assunto.
Non si è più “pioniere”, bensì “dux”, sia che si stia davanti o in retroguardia, per una semplice ragione: le direttive devono essere prese in base alla possibilità reale di procedere tutti insieme. Diversamente o si è in fuga o si è in ritirata.
Una bella immagine è proprio quella del Pastore evangelico che, accortosi di aver smarrito per strada una pecora, torna sui suoi passi, dopo aver messo al sicuro le altre, per riunirla al gruppo.
Michel è un personalista e porta inevitabilmente con sé le visioni filosofiche da “Io arcaico” propria dei personalisti.
Visioni, che voglio sottolinearlo, erano “Io maturo” in quel periodo storico, anche se un po’ … ancora acerbo.
Una delle sue teofanie che giudico più controverse è proprio quella del Dio padrone che, pur essendo buono e non malvagio, alla fine ci chiederà conto del nostro incedere e operare.
Il Giudizio, ovviamente, è un fatto di giustizia; va però commisurato anche ad altri parametri.
Ad esempio: ai talenti individuali, a chi ci guida e alla nostra volontà “cosciente” di agire; e, non in ultimo, le Sue finalità di “diveniente storico”.
Perche, se il “pioniere” di Quoist conduce il Popolo alla perdizione, è ovvio che il giudizio coinvolga più lui che le pecore sperdute, erranti e sfiancate.
Il problema, credo, è essenzialmente un altro:
gli attuali “pionieri” sono “Io maturo” se han perso per strada circa il 70% del gregge?
Credo che la risposta stia tutta … qua.
Cari saluti, Giuseppe.

Sam Cardell

Igina ha detto...

davvero molto bello, grazie, Giuseppe.

Igina

Laura F. ha detto...

Carissimo Giuseppe,
hai messo in luce molto bene il delicato punto di equilibrio fra spingere e trascinare.
Come al solitonon ho la ricetta in tasca.
Il mio sentire è che la base (e in questo ci sono anch'io) dovrei far sperimentare, a chi fa da capofila, la mia partecipazione mentre mi accorgo che delego e poi approvo o rifiuto.
E'un fatto che ancora non ho risolto.
Se tu o gli amici avete dei suggerimenti pratici ve ne sono molto grata.
Intanto buona settimana.
In questo periodo sto combattendo con la salute. Debbo riconciliarmi con la sanità che ho sperimentato quanto abbia bisogno di essere "umanizzata".
Buon tutto.
Laura