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martedì 25 novembre 2008

Dialogo interreligioso impossibile?

Cari amici,

sono rimasto veramente sconcertato, direi addirittura turbato, per l’opinione espressa in alto loco delle Gerarchie ecclesiastiche circa l’impossibilità di un dialogo strettamente interreligioso e l’eventualità di un dialogo solo a livello interculturale.
Opinione che sarebbe plausibile, accettabile e condivisibile solo se fosse inserita in un coerente schema di pensiero che consideri la verità come un qualcosa (diciamo un insieme di valori e precetti) di circoscritto e di consolidato, esprimibile in dogmi o opinioni indiscutibili.
E chiaro che se la verità è un "dato", il dialogo interreligioso non si rivelerebbe possibile, se non al livello culturale, per la lapalissiana conseguenza che non potrebbero esistere due verità diverse.
Ben diverso è il discorso qualora si accettasse invece uno schema di pensiero che considerasse la verità come un "processo" in continuo approfondimento da completarsi generazione dopo generazione fino al pervenire ad una verità più compiuta frutto anche di un costruttivo dialogo interreligioso..

In particolare la Verità per un cristiano è Cristo, non qualcosa ma Qualcuno, una Persona reale.
E se, come ci ricorda la teologia ogni persona umana rappresenta un mistero inarrivabile (per cui un altro può essere compreso solo con l’intelligenza illuminata dall’amore), quanto più misteriosa e inarrivabile può essere la Persona divina di Cristo e quanto densa e da scoprire attraverso un infinito approfondimento può essere la Sua divina Parola rivelata!
Per un Cristiano non esiste altra via per arrivare alla verità se non corrispondere, con la pienezza della mente, del cuore, del corpo, all’Amore di Dio nel Verbo. I frammenti di verità man mano raggiunti possono essere consolidati in dogmi e precetti, ma pretendere di aver raggiunto la verità equivarrebbe alla pretesa di aver conosciuto Gesù, vero uomo e vero Dio.

Allora, pur accettando che lo Spirito assiste la Chiesa è pur vero che “il vento soffia dove vuole .... ma non sai da dove viene né dove va” (Gv. 3,8), sparge cioè semi e frammenti di verità anche nelle altre religioni (e perché no? Anche fra gli atei...), per cui solo un autentico, umile, dialogo interreligioso permetterà al cristianesimo di pervenire alla verità completa, forse solo nella pienezza dei tempi.

Che dire poi del fatto che Gesù ha raggiunto la pienezza dell'Amore e della Verità sulla Croce, realizzando se stesso nella perdita di sé per amore degli altri e cosi risorgendo? Forse la verità esige da noi la perdita di tutto noi stessi (comprese le opinioni) per andare verso gli altri?

Tutte le volte che la Chiesa cattolica ha lasciato questa impostazione per accettare l’altra che vede la verità come un dato consolidato, ne sono scaturiti eventi che la storia non ha poi giudicato positivamente.
Per ora, stando ai giorni nostri, è seriamente ravvisabile un ritorno, consapevole o meno,
all’era del pre-concilio.

P.S.: sicuramente questo mio post farà scatenare il caro amico Sam Cardell

Cari saluti

5 commenti:

il moralista ha detto...

a quale dichiarazione fai riferimento?

comunque, intanto, cito solo, e siamo nel periodo giusto, "Nulla è impossibile a Dio". Nè a chi crede nel Dio di Gesù Cristo. E lo fa entrare nella sua vita ogni giorno, senza paura.

Giuseppe Sbardella ha detto...

Purtroppo alla lettera che Benedetto XVI ha scritto come prefazione all'ultimo libro di Marcello Pera.

il moralista ha detto...

...puzza di testo non proprio autografo, ma il tema è tipicamente ratzingeriano, comunque.

Approfondisco il mio precedente commento.
Ieri mia moglie mi dice che la mamma bengalese e musulmana di una compagna di Pietro l'ha ringraziata perchè sapeva che Luisa aveva pregato (il suo???) Dio, a modo suo, per la sua salute in bilico. Che vuol dire? Che la "carità" cristiana (che guarda al concreto dell'esistenza con gli occhi di Cristo) va oltre gli impedimenti antropologici, sociologici, storici e ideologici: lo racconta benissimo il Vangelo.

Se questo non è dialogo, non so.

Io vedo solo un po' di paura, ossia il contrario della fede in Cristo crocifisso) in chi pensa davvero di difendere l'ortodossia (spesso esemplificata solo in "principi" non negoziabili, laddove essere cristiani è conoscere concretamente e rispondere al Dio di Gesù Cristo), rifiutando il confronto. La vita porta al confronto: dove ci vogliamo nascondere?

Questo Papa comunque non mi pare uno che rifiuti il confronto. Il testo è molto complesso e "filosofico" per essere in tutto compreso dal titolo del Corriere...

mrusso ha detto...

Ho riletto il testo del Papa più e più volte, per cercare di non fraintenderlo e di non farmi fuorviare da reazioni emotive.

Concordo con il "moralista" quando dice che il testo è molto complesso e filosofico. Vorrei però condividere con voi due commenti:

1) quando si parla di anima "cristiano-liberale" dell'Europa, io credo si intenda valorizzare la grande scommessa europea di inserire nel pensiero liberale la "socialità" del cristianesimo. L'Europa ha cercato sin dagli anni cinquanta di tenere insieme quanto di meglio era presente nelle due concezioni: l'una sensibile ai diritti socio-economici e l'altra ai diritti civili-politici della persona.
Se poi il liberalismo si sia o meno poggiato sul cristianesimo, non è un punto che ritengo importante: piuttosto vorrei osservare che se pensiero cristiano e liberale fossero così allineati non ci sarebbe bisogno di parlare di un'Europa cristiano-liberale: basterebbe usare l'uno o l'altro dei due aggettivi. Quindi credo che da analizzare sia piuttosto la distanza tra il pensiero cristiano e quello liberale, e come sia possibile il dialogo tra i due.

E parlando di dialogo vengo al secondo punto della mia riflessione.
2) Dialogo. Credo che noi cristiani siamo chiamati a dialogare e a facilitare il dialogo con qualunque persona incontriamo sul nostro cammino. Credo sia necessario rimuovere tutte le barriere che ostacolino un dialogo aperto, sincero, non giudicante, a partire da me stessa.
Certo, non mi è possibile dialogare con chi non vuole mettersi in relazione con me. Penso quindi che la chiave della questione sia qui. Quanto sono disponibile a mettermi in relazione - di ascolto prima di tutto - con l'altro, cercando di accogliere - che non vuol dire necessariamente condividere - le sue ragioni? Accogliere l'altro è un dovere cristiano, come penso sia l'apertura costante al dialogo: la mia fede non viene messa tra parentesi, solo perché sto ascoltando le ragioni, la vita di un altra persona. Dovrò piuttosto pregare il Padre comune perché apra il cuore di entrambi e ci aiuti ad accoglierci reciprocamente, perché la mia apertura non è sufficiente se l'altro rimane distante...

Sam Cardell ha detto...

Errore, Giuseppe!
Me ne sto tranquillo, dopo averti letto, per un semplice motivo: il problema altrui non deve mai diventare il mio.
Se così fosse sarei pure io percorso dal tuo turbamento e dal tuo sconcerto. Invece sono sicuro delle mie perplessità e convinto del processo logico che sempre applico.
Nel tuo profilo si legge che sei esperto in teologia, ma non in … furbizia.
Infatti, mi vuoi coinvolgere in una disputa che non mi appartiene. Ti prego: correggi il profilo con la virtù … celata!
In pratica ti piacerebbe vedermi tra gli … scomunicati, e perciò tra i … dannati. Qua fa assai freddo e il caldo gratuito dell’… inferno mi starebbe pure … bene.
La cosa, anche se cosi fosse, non mi turberebbe più di tanto; tuttavia la mia concezione sul tuo omonimo me la tengo per me, considerato pure che …
Un’opinione comunque l’avrei e la esprimo.
Mi sa che leggi troppi libretti di catechesi, vecchi e nuovi, e certe formule ti vanno di traverso nel discorso, appunto perché le formule, se non scientifiche, sono sempre dubbie finché il teorema non viene rigorosamente dimostrato.
Che dici: che invece d’essere scatenato sono stato … burlone?
Il problema è che posso essere S1, S2, S3 …, ma mai G1, G2 …
Voi … due, invece, potete competere nella sequenza numerica dei vari … G …
Cari saluti!
Sam