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venerdì 6 marzo 2009

Due forni o due clienti?

Teoria dei due forni o dei due clienti?

Agli inizi degli anni ’80 fu, se non erro, Giulio Andreotti a formalizzare la teoria dei due forni, ipotizzando che il partito della DC (Democrazia Cristiana) dovesse restare al Centro e allearsi con lo schieramento di destra o di sinistra in funzione della maggiore omogeneità programmatica.

Il “divo” Giulio, per spiegare bene il concetto, fece l’esempio di una casalinga che avendo due forni a disposizione, sceglie il forno che le vende il pane migliore e a più buon mercato.

La teoria fece scalpore, venne ferocemente criticata, ma è rimasta famosa fino ad oggi.

La critica più puntuale verteva sul fatto che un partito il quale agisse in questo modo fosse orientato, nel suo agire politico, principalmente da una cinica logica di potere e non da un progetto politico o, come si dice oggi, da una vision strategica.

Tale critica appare condivisibile nella misura in cui il partito di Centro sia effettivamente privo di un solido progetto culturale e di una conseguente strategia politica.

Nel momento in cui avvenisse il contrario e il partito di Centro, anche se a seguito di un lungo, fatico e talvolta contraddittorio, fosse in possesso dei due requisiti di cui sopra, la politica dei due forni potrebbe anche manifestare dei risvolti interessanti e inattesi.

Nella situazione attuale, alla presenza di due schieramenti di sinistra e di destra, privi in larga parte di un pensiero forte e schiavi di quello che Benedetto XVI chiama il relativismo etico, un soggetto politico di Centro, in possesso di un pensiero politico forte basato sul personalismo comunitario e il neo-popolarismo, di una concezione economica adeguata come l’economia sociale di mercato, di un serio progetto di società e di un conseguente programma politico operativo, potrebbe avere ampi margini di manovra.

Potrebbe infatti, approfittando della sua posizione strategica, diventare esso stesso il “forno” e offrire il suo buon pane (il programma politico operativo, derivante dal pensiero culturale e dal progetto sociale) a entrambi i clienti, vendendolo poi a chi offre di più in quanto accetta una larga parte del suo programma politico.

La teoria dei due forni diventa quella dei due clienti. Rispetto al cinismo della prima, la seconda mette meglio in evidenza la posizione centrale e preminente che assume la possibilità di perseguire i propri obiettivi politici e sociali.

In presenza della attuale forte maggioranza parlamentare questa ipotesi potrebbe risultare scarsamente praticabile ma, in una situazione di probabile (purtroppo) peggioramento della crisi economica, i due attuali schieramenti si troveranno ben presto nella situazione di non poter dare risposte adeguate (in quanto dominati dal pragmatismo e privi di un forte elaborazione culturale).

Allora l’ipotesi del forno con due clienti potrebbe realizzarsi.

Cari saluti 

 

    

4 commenti:

il moralista ha detto...

caro Giuseppe... il ragionamento è apprezzabile... il punto è che la prima missione politica di un movimento del genere sarebbe quella di non diventare preda dei cosiddetti "collettori di voti" (i "mastellidi" per intenderci) che di tutti i principi che tu enunci in genere se ne strafregano nei fatti, anzi, li strumentalizzano (e sono pure convinti di essere dei mezzi santi)...

Guaio in cui mi pare siano incappati di recente Pezzotta e Tabacci con la Rosa bianca o quel che era: senza Baccini, Cesa e compagnia cantante si presumeva di non farcela dal punto di vista elettorale... ma siamo sicuri? e se fosse? che si costruisce un movimento su un'elezione vinta "a tutti i costi"?

E quando rischiamo "il bello" anche in politica? se siamo preda dell'auditel, dei sondaggi e delle clientele, delle furbate che "tanto il mondo va così", addio politiche dei due forni.
Il forno sarà sempre quello.
Amen :)

Giuseppe Sbardella ha detto...

Ciao carissimo, la Rosa Bianca ancora esiste (ne sono il rappresentane romano nella Costituente di Centro) e sta continuando a far politica seppure con tanta fatica.
La scelta "romantica" di andar da soli ha un suo forte valore sotto il profilo dell'etica della testimonianza ma non sotto il profilo dell'etica della responsabilità.
Se il mio amico Savino e il buon Tabacci avessero scelto la strada di presentardi da soli, sarebbero andati incontro ad un disatro elettorale (a parte i sondaggi, il caso di Roma, dove la Rosa di presentava da sola, docet).
Ora Incipt (ovvero Monticone e Mangialardi con l'ispirazione di Padre Sorge) stanno seguendo la stessa strada di aggregare l'area cattolica popolare ma, dai numeri dell'ultima manifestazione a Roma, con seguito non esaltante.
Conosco personalmente, apprezzo e stimo moltissimo Monticone e Sorge ma, di fronte alla crisi che ci sta piovendo addosso, avrei preferito che fossero stati di più i cattolici con Pezzotta e Tabacci e di più, di conseguenza, anche in Parlamento.
Ma sono tutte opinioni, spesso le scelte sono orientate dai nostri caratteri. Io sono un mediatore e, finché posso, medio (lo avrai notato anche dalla lettura del mio libro).
Un abbraccio

il moralista ha detto...

in media(tore) stat virtus :)

Sam Cardell ha detto...

Ho guardato il tuo post da analista e non da simpatizzante politico, anche perché, come sai, non lo sono affatto.

Di Giulio ho un’immagine generale buona, se inglobata nel periodo politico di allora; col senno di poi posso solo dire che ha peccato di lungimiranza e che gli attori di allora erano solo dei buoni (alcuni) politici e nessuno statista, se si esclude De Gasperi. È, comunque, solo la mia idea personale.
La crisi viene da molto lontano e una buona parte di colpe (leggi, struttura industriale, finanziaria e economica) è dovuta proprio a loro, oltre all’ingente Debito pubblico accumulato. E la giustificazione che nel mondo tutti “correvano” così evidenzia l’errore, ma non assolve.
Ora tutti ne paghiamo il fio.

Inglobata nel periodo e nella corrente di pensiero “personalista” che ha prodotto i decenni di potere della DC, l’aneddoto dei due forni può essere benissimo accettato nel confronto con i possibili alleati.
Non lo può essere, invece, nel momento stesso che questa pratica venne praticata dalle varie Correnti interne, che portò, inevitabilmente, ad un continuo cambio di forni ed ad un nuovo governo ogni circa sei mesi.
E forse, Giulio, col suo incedere è quello che ne ha retti di più (credo).

Oggi una tale politica sarebbe eticamente ragionevole? Sì, se si procede con l’attuale modalità degenerata di fare politica; no, se si crea un nuovo soggetto capace non di porsi al centro, ma di raccogliere un consenso molto ampio nell’elettorato.
Per farlo serve un ricambio dirigenziale completo, un nuovo sistema sociale e il fare politica non come fonte personale di guadagno: cose non facilmente realizzabili.
La grave crisi recessiva, Giuseppe, non mette in crisi il pragmatismo, ma l’inerzia della politica.
Chi fa può sbagliare; ma l’errore precedente insegna il correttivo giusto.
Prodi e la Sx sono crollati, oltre a far crollare la nazione, principalmente perché incapaci di produrre un progetto specifico completo di economia politica e sociale, dando così, di riflesso, grande forza elettorale alla Dx.
Chi ricorda Napoli nei mesi di Prodi e lo vede ora dopo pochi di Berlusconi ne trae non tanto un giudizio politico, ma una convinzione che il pragmatismo operativo paga.

Lo stesso discorso può essere fatto anche per l’UDC, dove il temporeggiare su una chiara linea politica ha creato malessere e defezioni.
Ora, sull’onda del risultato elettorale sardo nell’apparentamento col PDL, pare che pure la dirigenza cerchi di accelerare un’aggregazioni popolare per dare maggior forza all’agglomerato di centro; ma senza un progetto specifico, e ondivagando tra il forno che ora produce e quello che è … senza clienti pur con prezzi stracciati, è difficile ipotizzare un futuro immediato, specie se le alleanze alle prossime elezioni vengono stabilite localmente sulla base delle possibilità di convenienza.
E questo non è pragmatismo, ma solo opportunismo.
Il discorso sarebbe ancora lungo, ma mi rendo conto che è solo un commento e non un articolo.
Sam Cardell