Pagine

sabato 4 ottobre 2008

Gli errori sono strumenti di crescita?

Leggendo un libro molto stimolante (“Troviamo un accordo” di R. Fisher e S. Brown, ed. Corbaccio) ho trovato il seguente periodo che mi ha colpito e vi sottopongo.

Se temiamo, scoprendo di aver commesso un errore, di perdere la stima in noi stessi, allora avremo bisogno di un metro di giudizio diverso. Anziché presumere di avere nulla o poco da imparare, potremmo fondare la nostra stima su quanto siamo bravi ad imparare”.

Mi pare che, su questa linea, potremo raggiungere una sana umiltà (che non è sottovalutazione ma adeguata valutazione di se stessi) e soprattutto costruire positive e stabili relazioni con gli altri.

Siete d’accordo? Se volete scrivetelo sul blog http://giuseppesbardella.blogspot.com/

Buona settimana

2 commenti:

Marco Fosser ha detto...

Mi trovi d'accordo con la scelta di un metro valutativo alternativo: in sintesi non sei ciò che sei ma ciò che sei in grado di imparare! Ecco svelata la grande potenzialità dell'essere umano, di qualsiasi essere umano sull'intera faccia della terra.
Certamente non come spesso accade nella triste e grigia realtà.. dove conta solamente come sei in grado di apparire!! Non importa se dentro sei "marcio", l'importante è la presenza??
Preferisco camminare diritto consapevole dei miei attuali limiti che dover abbassare lo sguardo per sembrare ciò che non sono!

il moralista ha detto...

è una bella proposta... e poi, Giuseppe, in questo periodo di mio pessimismo sociale semi-cosmico, il tuo "costruire positivo" mi sembra una bella oasi.