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domenica 7 settembre 2008

La famiglia ostacolo allo sviluppo economico?

Carissimi, sempre più mi pare che la famiglia, considerata come una comunità interpersonale affettiva basata sulla fedeltà, la stabilità, la stanzialità, contenga pesanti elementi di eterogeneità se non di conflittualità con i fondamenti dello sviluppo economico come è oggi inteso e promosso dalla cultura dominante.
Infatti:
1. la famiglia si basa sulla fedeltà reciproca fra le persone che la compongono, lo sviluppo sulla fedeltà assoluta al lavoro (anche domenicale e notturno) in vista del successo materiale;
2. la famiglia si basa sulla stabilità e la durevolezza del rapporto, lo sviluppo economico esige che i consumatori abbiano un emotivo ma fugace attaccamento ai beni in modo che ne comprino continuamente di nuovi (e dai beni si passa poi alla fugacità nei rapporti interpersonali);
3. la famiglia si basa sulla stanzialità del nucleo familiare per favorire la crescita dei rapporti sia nell’ambito del nucleo familiare che con gli amici, lo sviluppo economico richiede la massima mobilità (trasferimenti, viaggi di lavoro, cambi di azienda...) sia ai componenti del nucleo familiare sia al nucleo stesso.
E potremo di questa via continuare o approfondire, e vi invito a farlo sul mio blog http://giuseppesbardella.blogspot.com/ dove potrete inserire commenti anche anonimi.
A me viene ora di chiudere sostenendo che difendere la famiglia vuol dire oggi difendere la persona umana e che forse, sarebbe il caso, di batterci con sempre maggiore decisione per uno sviluppo economico che si fondi sul primato della persona umana.

Buona settimana

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro Giuseppe, sono d'accordo con te, ma come si fa a promuovere uno sviluppo economico che si basi sul primato della persona umana?
Ciao.
Massimo

Lorenzo maria Sturlese ha detto...

Caro Giuseppe, aggiungi pure la legislazione divorzista che intacca alla radice il concetto di fedeltà: "Sono fedele fino a quando non mi stufo... e poi mi separo". Credo allora che si debba ragionare in questo modo:

1. Accettare che la popolazione adulta di oggi non si riconosca più nei modelli tradizionali

2. Meglio pochi ma buoni: non ha senso indignarsi di quanto al punto 1. Tuttavia chi ancora crede nel "Matrimonio Indissolubile" deve poterne contrarre uno, che sia tutelato dalla legge in tal senso. Lo Stato ad esempio si limiti a garantire il divorzio per i matrimoni civili, mentre chi si sposa in Chiesa sa che è per sempre.

3. Garantire l'educazione e la formazione delle nuove vite in ambienti alternativi a quelli promiscui e provvisori costituiti dalle coppie di fatto. L'economia è una macina che divora gli usi e costumi di un popolo. Penso a una grande Arca di Noè, dove preservare la nostra cultura e trasmetterla ai figli del relativismo. Anticamente la Chiesa riceveva molti "oblati", bambini non accolti da famiglie allora troppo povere (oggi troppo impegnate nella carriera) che trovavano nei conventi una casa migliore di quella d'origine. San Tommaso d'Aquino fu uno di questi bambini: venne donato all'età di sei anni al Monastero di Monte Cassino. Nessuno può compatirne la sorte. La sua fortuna difficilmente sarebbe stata la stessa con un'infanzia ordinaria.

il moralista ha detto...

ti ho linkato nel mio ultimo post in cui si parla di una provocazione se vogliamo in linea con la tua riflessione. (il tema "famiglia" e le sue variegate strumentalizzazioni mi trova molto interessato)

Marco Fosser ha detto...

Concordo sulla divergenza tra famiglia e sviluppo economico, credo sia vicino il punto di non ritorno tra una società basata sulla famiglia appunto, ed un modello dove l'economia si confermi il motore; non sono pessimista ma alquanto realistà! Forse è praticabile l'esperimento "Arca di Noè" per tutelare chi crede, come noi, nell'importanza di questa impostazione sociale. Non riesco a prevedere i risultati ma sono certo che qualcosa di concreto sia necessario fare! Fare a partire da oggi!
Se possibile riporterei il tuo intervento nel mio blog ( http://centopensieri.blogspot.com/ ) Per iniziare a divulgare il pensiero..

Giuseppe Sbardella ha detto...

Grazie Marco,

puoi tranquillamente pubblicare questo pensiero sul tuo blog!

Ciao

Giuseppe Sbardella