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domenica 15 agosto 2010

Buona settimana (speranza oltre la preoccupazione...)

Carissimi

Un caro amico mi ha chiesto di scrivere, sinteticamente, quali fattori rappresentino, nella mia attuale fase di vita, la maggiore preoccupazione e la più grande speranza.

Posso rispondere che certamente suscita in me un forte timore il graduale ma costante impoverimento che colgo nel linguaggio comune, impoverimento che sta sempre più impattando anche la capacità di elaborare ragionamenti e di fare scelte personali intrise di consapevolezza.

La mia più grande speranza è fondata su una immarcescibile fiducia nelle infinite risorse della persona umana.

Per chi crede che l’uomo sia stato creato da un Dio, infinito e onnipotente, che lo ama immensamente e non lo lascerà mai solo (pur nel rispetto della sua libertà), l’uomo è un essere in continua resurrezione.

Per i non credenti che non rinuncino a pensare (mi viene in mente il grande Noberto Bobbio) l’uomo rimane, nella sua essenza profonda, un sommo “mistero”, non riconducibile alla somma (o al prodotto!!) delle singole parti; e come mistero, non misurabile né prevedibile, ma sempre fonte di possibili, anche stupende sorprese. La storia ne è piena.

La maggiore lunghezza del buona settimana è dettata dalla riflessione che, forse a Ferragosto, avrete più tempo per leggere.

Aspetto i vostri commenti.

Buon Ferragosto e.... buona settimana

sabato 7 agosto 2010

La vita, un rapporto...

In questo periodo di letture e di riflessioni sono rimasto colpito da una frase di David M. Turoldo: “La vita è rapporto. Il male è ogni rapporto non risolto o risolto male.”

Siete d'accordo? che ne pensate?

Buona settimana


mercoledì 4 agosto 2010

Una scelta di campo

L’attenzione della società civile in Italia è, in queste settimane estive, particolarmente attirata dai movimenti in corso nei partiti (rottura fra Berlusconi e Fini, nascita di “Futuro e Libertà”, costituzione di un’area di “responsabilità istituzionale” tra alcune forse moderate).

Senza voler apparire disattenti a ciò che sta avvenendo in politica, forse occorrerebbe che altrettanta, se non maggiore, attenzione fosse posta a ciò che si sta verificando nel campo delle relazione industriali in Italia, soprattutto per iniziativa della nostra più grande industria, la FIAT (Fabbrica Italiana Automobili Torino).

Si può tentare a grandi linee un riepilogo di quanto è avvenuto.

La FIAT ha praticamene imposto, nello stabilimento di Pomigliano (storicamente affetto da un inadeguato livello di produttività) un accordo sindacale molto innovativo (rispetto alla consueta normativa dei contratti collettivi di lavoro) particolarmente in termini di flessibilità e di controllo della produttività.

Le organizzazioni sindacali (ad eccezione della CGIL/FIOM che ha anche sollevato dubbi non completamente infondati di legittimità costituzionale) hanno sottoscritto l’accordo come male minore e con l’obiettivo di salvare comunque lo stabilimento le cui attività sarebbero state altrimenti dismesse dalla FIAT e delocalizzate altrove (probabilmente al di là delle nostre frontiere). Tale atteggiamento favorevole è stato anche determinato dall’essersi trovate in una posizione svantaggiosa nelle trattative a causa dell’impossibilità di sostenere un atteggiamento dei lavoratori non certo improntato agli obblighi di buona fede e di diligenza nel rapporto di lavoro (vedi i famigerati PRO, ovvero permessi per raccolta di olive o lo spropositato numero di permessi per attività di scrutatore durante l’orario di lavoro.

L’accordo in questione soggetto a referendum fra i lavoratori è stato poi approvato con una maggioranza del 62%, largamente inferiore alle attese.

Si pensava che la storia si fosse così conclusa e che comunque si riuscisse a circoscrivere il caso Pomigliano ed evitare che l’accordo sottoscritto divenisse un precedente per i successivi a livello nazionale.

Sembra che ciò non stia per verificarsi.

La FIAT, preso atto che la stretta maggioranza con la quale era stato approvato il referendum non l’avrebbe garantita da diffuse azioni di rivendicazione da parte della ampia minoranza (1/3 dei lavoratori), con conseguenti disagi sulla continuità della produzione e sul livello di produttività, ha deciso autonomamente una strategia ancora una volta innovativa, se non eclatante.

In primo luogo è stata costituita la Società “Fabbrica Italia Pomigliano” (la quale già nel nome richiama la possibilità di costituire altre aziende omonime modificando solo il nome della località geografica). Tale società, che non parteciperà alla Federmeccanica (confederazione delle industrie meccaniche aderenti alla Confindustria) provvederà a riassumere i dipendenti di Pomigliano della FIAT appositamente dismessi dalla FIAT stessa.

Essendo Fabbrica Italia Pomigliano non aderente alla Federmeccanica, non si applicheranno a tali dipendenti le norme del contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici, ma solo quelle (meno garantiste) inderogabili delle leggi di Stato e quelle future di un contratto collettivo aziendale che sarà negoziato in posizione di forza da parte aziendale.

E’ prevedibile che il nuovo accordo contenga clausole fortemente limitative dei diritti di lavoratori e un forte ampliamento dei diritti dell’azienda in tema di produttività e di flessibilità, con particolare riferimento allo strumento degli straordinari (magari con un incremento dell’orario di lavoro ordinario) all’utilizzo dei giorni di ferie, alla normativa sulle malattie e indisposizioni, per terminare con le regole su assunzioni, turn over, licenziamenti, mobilità.

Una serie di considerazioni si rendono questo punto necessarie.

In primo luogo ha sicuramente giocato in maniera favorevole alla iniziativa FIAT la assenza pressoché completa di azione della classe politica. Il Governo non procede ormai da mesi alla nomina di un nuovo Ministro dello Sviluppo economico (competente in materia come questa) ed è carente di ogni efficace politica industriale. L’opposizione gioca di rimessa facendo proprie vecchie parole d’ordine sessantottine e continuando a parlare di interventi dello Stato, interventi che presuppongono un aumento della spesa pubblica che, in questo momento di contingenza economica internazionale, non stanno né in cielo né in terra.

E’ inoltre prevedibile che l’esempio della FIAT sarà a breve seguito da una larghissima parte delle aziende italiane e dalla totalità delle aziende multinazionali straniere operanti in Italia. Sarebbe assurdo pensare ad una FIAT le cui aziende “Fabbrica Italia...” potessero in esclusiva godere di una normativa sindacale molto più favorevole di quella vigente nelle altre aziende. E prevedibile che nel breve – medio periodo si perverrà ad una stabilizzazione normativa basata sulla piattaforma concordata per Fabbrica Italia Pomigliano. E’ da rilevare che la Presidente della Confindustria E. Mercegaglia si sta già adoperando per gestire al meglio un futuro che si presenta alquanto turbolento anche per la stessa Confindustria.

C’è ancora da mettere in evidenza che sarebbe assolutamente sbagliato, oltre che razionalmente infondato mettere sul banco degli imputati la FIAT accusandola di muoversi in maniera tracotante senza tener conto della situazione italiana e dei tanti benefici da lei ricevuti in passato da parte dello Stato o, per dirla meglio, dei contribuenti italiani che l’hanno, a vario titolo (Cassa Integrazione, incentivi da rottamazione) aiutata in tempi passati.

La FIAT si sta muovendo in un modo perfettamente conforme alle moderne guidelines industriali in un mondo globale. Per poter reggere la competizione internazionale ha necessità, fra le altre cose, di poter produrre in maniera aderente alle richieste di mercato, con buoni livelli di qualità, a costi bassi. Per fare questo, e reggere pertanto la competitività internazionale, si trovava di fronte due alternativa, o delocalizzare le attività produttive oltre frontiera (Est dell’Europa, Estremo Oriente....) o modificare vigorosamente e radicalmente le modalità normative e produttive in Italia.

Sono state seguite entrambe le opzioni e comunque la seconda ha ancora da dispiegare (dopo Pomigliano) a breve altre conseguenze in situazioni analoghe.

Non si può assolutamente imputare alla FIAT (e alle altre aziende che necessariamente la seguiranno) un comportamento in larghissima parte dettato dalla esigenza di mantenersi competitiva nel marcato globale. Sarebbero state forse auspicabili modalità di condotta e di comunicazione più soffici e diplomatiche, ferma restando la sostanza del contenuto.

Certo il modello di sviluppo economico soggiacente alla visione del mondo industriale globale ha fra i suoi principi fondamentali due che meritano particolare attenzione:

  1. il primato della finanza sull’economia e di quest’ultima sulla politica, e quello conseguente del
  2. primato della remunerazione del capitale (il profitto) sulla componente umana del lavoro.

Sono due principi che come Persona è futuro non possiamo accettare. La nostra, sulla base del pensiero “Personalistico” e della Dottrina Sociale Cristiana deve essere una precisa scelta di campo che restituisca, nel campo economico-finanziario-industriale, il primo posto alla dignità della persona umana.

Non dobbiamo e non possiamo guardare indietro, dobbiamo affrontare le sfide del mondo globale con occhi nuovi.

Come afferma Benedetto XVI nella Caritas in veritate, la crisi economica deve diventare “occasione di discernimento e di nuova progettualità” (par. 21) , occorrerà procedere ad una “riprogettazione globale dello sviluppo” (par. 23). Sarà richiesta una “nuova e approfondita riflessione sul senso dell’economia e dei suoi fini, nonché una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo per correggerne le disfunzioni e le distorsioni” (par. 32), tenendo sempre presente che “il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l’uomo, la persona, nella sua integrità, autore, centro e fine di tutta la vita economica e sociale”.

Avanti pertanto con l’ideazione e l’attivazioni di nuovi e più adeguati strumenti contrattuali tendenti a regolamentare i rapporti di lavoro. Andrà bene accettare maggiore flessibilità, forse anche una certa dose di precarietà (se accompagnata da precise e serie modalità di riconversione per i lavoratori, si renderà pure probabilmente necessario acconsentire ad un ampliamento di tipi contrattuali a fronte dell’ampliamento dei modi di lavoro (es: lavoro mobile e lavoro da casa).

L’essenziale è mantenere fermo il primato della dignità della persona umana di fronte a quelle che, pur restando giuste e irrinunciabili, rimangono pur sempre esigenze di secondo ordine, quali la corretta remunerazione del capitale e il conseguimento di un equo profitto.

Dobbiamo conservare quella che il Papa chiama “la decenza” (ovvero la dignità) del lavoro.

Scrive il Papa: “Che cosa significa la parola « decenza » applicata al lavoro? Significa un lavoro che, in ogni società, sia l'espressione della dignità essenziale di ogni uomo e di ogni donna: un lavoro scelto liberamente, che associ efficacemente i lavoratori, uomini e donne, allo sviluppo della loro comunità; un lavoro che, in questo modo, permetta ai lavoratori di essere rispettati al di fuori di ogni discriminazione; un lavoro che consenta di soddisfare le necessità delle famiglie e di scolarizzare i figli, senza che questi siano costretti essi stessi a lavorare; un lavoro che permetta ai lavoratori di organizzarsi liberamente e di far sentire la loro voce; un lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale; un lavoro che assicuri ai lavoratori giunti alla pensione una condizione dignitosa” (par. 63).

E’ sicuramente una sfida dura, impegnativa, difficile, una sfida che, essendo di natura globale, esige, non solo uno sforzo a livello nazionale, ma un impegno rivolto a raggiungere un coordinamento internazionale a livello non solo di sindacato, ma anche di Stati e di Unione di Stati (il pensiero corre in primis all’Unione Europea).

Urge e riprendiamo le parole del Papa “la presenza di una vera Autorità politica mondiale, quale è stata già tratteggiata dal mio Predecessore, il Beato Giovanni XXIII. Una simile Autorità dovrà essere regolata dal diritto, attenersi in modo coerente ai principi di sussidiarietà e di solidarietà, essere ordinata alla realizzazione del bene comune, impegnarsi nella realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale ispirato ai valori della carità nella verità. Tale Autorità inoltre dovrà essere da tutti riconosciuta, godere di potere effettivo per garantire a ciascuno la sicurezza, l'osservanza della giustizia, il rispetto dei diritti” (par. 67).

sabato 31 luglio 2010

Buona settimana (una buona formula...)

La formula di riposo per agosto: - internet, + lettura (o rilettura di libri) = maggiore capacità di riflessione.
Buona settimana

domenica 18 luglio 2010

....La parte migliore................

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola. Marta, invece era tutta presa, assorbita, da molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi abbia lasciato sola servire? Dille dunque che mi aiuti.”. Ma Gesù le rispose: “Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le verrà tolta”. (Luca 10,38-42).

“Maria si è scelta la parte migliore, che non le verrà tolta”: che significato può avere una frase così lapidaria se proviamo ad innestarla e viverla nell’attuale periodo storico, nel quale il binomio “Marta-Maria” potrebbe oggi diventare simmetricamente per noi simbolo di “lavoro/affanno/rumore/stress - famiglia/amicizia/amore/silenzio” ?
Perché questa necessità di un’evidente contrapposizione tra due mondi/modi che in realtà dovrebbero armoniosamente coniugarsi per permettere alla persona di vivere e crescere, sviluppando le proprie capacità umane, i propri talenti che lo Spirito ha donato ad ogni essere umano e che la Parola del Signore ci insegna a valorizzare e non a sotterrare?
Eppure, il Vangelo stesso mette in evidenza il fatto che conciliare questo binomio è spesso difficile; e per l’uomo moderno potrebbe addirittura diventare impossibile.
Qui infatti sta il nocciolo del problema: nel timore cioè che non si parli più di “parte migliore o peggiore”, ma che la corretta relazione nei rapporti fra lavoro e famiglia, anche alla luce dei cambiamenti nello svolgimento della attività economica, si modifichi così radicalmente da non preservare e coltivare quella “parte migliore” che il Signore dice che non ci verrà tolta.
Eppure, proprio la Parola del Signore ci parla di “parte” che, in quanto tale, presuppone un’altra parte, un “resto”; il complesso dovrebbe formare l’unità dell’Essere.
E noi, quindi, che contributo possiamo dare alla ricerca di quest’unità ?
Oggi infatti, in un contesto economico globale, la nostra Marta (il mondo lavorativo) viene spinta – non certo solamente per la sua stessa sopravvivenza – a costruire ed alimentare un sistema sostenuto da una concorrenza sempre più globale e aggressiva, con l’obiettivo preminente, se non esclusivo, della massimizzazione del profitto. Il primo risultato di tale obiettivo è l’incremento ossessivo della produttività.
Di qui le caratteristiche di un lavoro che sconvolge il “tempo” - il tempo della vita, del passato, del futuro, del “sempre”, quale dono più prezioso della nostra vita: questo tempo che i greci si chiamavano “krònos”, proprio per distinguerlo da “kairòs”, il tempo fugace, opportuno, conveniente, la circostanza, l’occasione.
Di seguito, schematicamente, ecco le caratteristiche del nostro lavoro odierno, sempre più legato al “tempo-kairòs”, piuttosto che al “tempo-krònos”:
a) è svolto in una maniera sempre più rapida;
b) diventa sempre più complesso a fronte della continua evoluzione tecnologica;
c) richiede una continua flessibilità e disponibilità in termini sia spazio-temporali (viaggi, trasferimenti a tempo), che psicofisici (conversione professionale, mobbing, utilizzo spinto di macchinari/tecnologie)
d) invade più o meno silenziosamente il tempo dedicato al riposo, alla famiglia, alle amicizia, agli interesse personali.
Ormai, sempre più, nelle aziende private (ma il fenomeno comincia a estendersi anche a quelle pubbliche) sono stati violati spazi prima dedicati esclusivamente alla famiglia e ai rapporti personali. Esempi ricorrenti sono:
  1. gli intervalli di mensa, spesso saltati o impiegati in riunioni di lavoro o di formazione professionale (i “training lunch”);
  2. le ore serali (dopo le 19,00) sempre più impiegate per riunioni di lavoro (anche con l’uso di teleconferenze), anche talvolta a causa della diversità di fuso orario;
  3. le ore notturne, nelle quali sempre più spesso si deve svolgere attività lavorativa per il giorno seguente;
  4. i giorni festivi (con particolare riferimento alla domenica) e le ferie, nei quali si lavora lo stesso, magari attraverso l’uso di cellulari o di PC portatili, per rispondere alle pressanti esigenze della odierna attività economica.
Ovviamente il lavoro, nelle ore serali o notturne, nei giorni festivi o durante le ferie, complice spesso la tecnologia , “ruba” sicuramente tempo alla famiglia.
La cultura dominante non aiuta infatti nel trovare la giusta mediazione, portata com’è a ribadire l’importanza di valori come il successo sociale, il potere, la ricchezza materiake; in una parola ad affermare l’”avere”, come contrapposizione ad altri valori quali il rispetto della persona umana, la famiglia, l’amicizia, il donarsi agli altri; quello cioè che nel Vangelo di Luca viene simboleggiato da Maria (in una parola l’ “essere”).
Visto sotto questa luce l’episodio di Marta e Maria è illuminante.
Da una parte Marta è assorbita, tutta presa, affannata dal servizio. Unico suo obiettivo è fare le cose per bene e presto (in termini aziendali si potrebbe parlare di aumentare l’efficienza e la produttività).
Dall’altra parte c’è Maria unicamente presa dall’ascolto di Gesù. Unico suo obiettivo è la creazione e il mantenimento di un sano rapporto interpersonale di amicizia, che Gesù definisce “parte migliore”.
Con queste parole Gesù non intende, occorre dirlo con chiarezza, condannare il lavoro; Lui stesso ha invitato a “trafficare” i propri talenti, ha svolto il Suo lavoro di carpentiere, i Suoi apostoli e discepoli hanno lavorato (scrive S. Paolo: ”chi non lavora neppure mangi”). Nel disegno divino di redenzione l’uomo, attraverso la fatica del lavoro, contribuisce, seppure in una forma particolare, all’opera redentiva di Gesù. La professionalità ci permette di dare ai nostri fratelli il meglio di noi stessi come lavoratori, è un piacere e un obbligo, non una colpa.
Gesù con le parole “Maria ha scelto la parte migliore” condanna il lavoro nella misura in cui il lavoro stesso assorbe la totalità, o quasi, dell’esistenza di una persona, diventando un idolo a cui sottomettere tutte le altre dimensioni.
La “parte migliore”: il primato va - deve andare - al rapporto personale, che si manifesta e si costruisce principalmente nell’ambito familiare, per poi estendersi all’amicizia; ma questo rapporto è chiamato a svilupparsi anche nei rapporti con i colleghi e in tutti gli ambienti che frequentiamo per coltivare i nostri interessi personali.
Anche il Vangelo ci conferma e ci sostiene nel nostro impegno come a costruire una società fondata sul primato della persona e delle relazioni ad essa correlate.

domenica 4 luglio 2010

Buona settimana (solo la Parola ci rende "vincenti")

Siamo letteralmente “ossessionati” (e il termine non è scelto a caso!!) da un bombardamento mediatico che ci spinge al successo materiale, al potere sugli altri, al piacere solo fisico. Siamo “vincenti” nella misura in cui ci adeguiamo a questa ossessione.

L’antidoto può consistere solo in un assillo di uguale spinta, ma contrario, l’assillo della Parola che ci stimola a trovare la perla preziosa (Matteo 13,45-46) o a scoprire il vero tesoro (Matteo 6,19-20), ovvero l’amore di Dio che si riversa nei nostri cuori e che ci sprona all’amore reciproco.

Coraggio, facciamoci assillare dalla Parola, non solo ascoltiamo, ma anche viviamo il Vangelo domenicale.

Vedrete i risultati in termine di felicità e di serenità. E allora saremo veramente “vincenti”!

Siete d’accordo? No?

Buona settimana

martedì 29 giugno 2010

Un accordo terribile, ma necessario

L’accordo firmato per Pomigliano tra Fiat e i Sindacati di categoria della CISL e della UIL presenta sicuramente dei dubbi fondati in tema di legittimità costituzionale.

La normativa dell’accordo infatti attribuisce in ultima istanza all’azienda (seppure dopo un percorso conciliativo) la possibilità di sanzionare i lavoratori al superamento di un numero di giorni di assenze per motivi che non escludono lo sciopero, limitando di fatto un diritto che, secondo la Costituzione (art. 39) può essere limitato solo per legge.

Sicuramente i Sindacati non avrebbero accettato tali condizioni se non di fronte al rischio, invero molto alto, che l’azienda decidesse di dismettere lo stabilimento e di spostare altrove (forse all’estero) la produzione.

In questo senso la posizione della Fiat può essere anche interpretata in un’ ottica assimilabile all’ultimatum e, per chi la vive dalla parte dei lavoratori, ad una sorta di ricatto. E in termini più ideali come un attacco alla dignità della persona dei lavoratori.

Detto questo non si possono peraltro sottacere altri elementi di valutazione.

Lo stabilimento di Pomigliano ha (e speriamo di poter usar quanto prima l’imperfetto “aveva”) dei livelli di produttività molto bassi, incompatibili (diciamolo pure) con le esigenze competitive dell’attuale mondo globale.

La dottrina economica assume che la produttività di una fabbrica dipende da tre fattori essenziali, gli investimenti dell’azienda in termini di macchinario, le infrastrutture e il contesto sociale locale, la produttività dei dipendenti.

Per quanto riguarda il primo aspetto, mi risulta che la Fiat ha fatto quanto possibile per migliorare la qualità dei macchinari impiegati nello stabilimento, pur avendo da superare alcuni problemi legati alle difficoltà opposte dai sindacati che temevano una diminuzione delle persone impiegate a fronte della introduzione di tali nuovi macchinari.

Nulla di nuovo si dice rispetto all’aspetto delle infrastrutture logistiche e comunicative nonché del contributo positivo del contesto sociale se solo si fa un riferimento (anche per accenno) alla camorra imperante nel territorio ed ad una mentalità assistenzialistica piuttosto che industriale. E’ questo il vero cancro, sotto varie forme, di tutto il nostro meridione (salvo poche “isole” felici), cancro che richiederebbe un intervento diretto, determinato e forte delle Istituzioni dello Stato centrale (altro che federalismo per le Regioni del Sud!... ma questo è un discorso che andrebbe affrontato in altra sede).

Chiudiamo questa riflessione sulle cause della insufficienza di produttività facendo riferimento al terzo elemento, quello relativo al livello di assenteismo che tutte le fonti (anche sindacali) considerano di eccezionale gravità.

L’impiego mensile dei 3 giorni di permesso attribuiti dalla legge 104 per far fronte ad eventuale assistenza a parenti invalidi viene considerato come “diritto” a 3 giorni di permesso mensile, il tasso di malattia (certificato da medici compiacenti, anche vessati dal contesto camorristico locale) è molto più elevato che in altre zone del Paese ed è risaputo come molti “malati” siano regolarmente all’opera per la raccolta della propria uva e dei propri pomodori, il livello di scioperi anche bianchi (ovvero senza detrazione dello stipendio) spesso giustificati con motivi pretestuosi (o non giustificati affatto) è incredibilmente alto.

E’ con rammarico da rilevare come ben poco i sindacati abbiano fatto su questo terzo fronte della insufficienza di produttività, restando di fatto al fianco dei lavoratori negligenti anche quando sarebbe stata opportuna una diversa azione.

Non si possono sottolineare le responsabilità della Fiat senza evidenziare anche quelle delle Istituzioni centrali e locali della Repubblica (quasi completamente assenti), dei Sindacati (mossisi in maniera maldestra e forse anche sotto la pressione della cultura sociale assistenzialistica e camorristica), del lavoratori (che vogliono giustamente essere rispettati nella loro dignità di persone ma spesso hanno dimenticato i loro obblighi, anche giuridici, di lavorare in buona fede e con diligenza).

Non si poteva chiedere alla Fiat di continuare a produrre a Pomigliano con un tasso di produttività incompatibile con le esigenze globali. Senza accordo lo stabilimento sarebbe stato chiuso in breve tempo e i lavoratori sarebbero rimasti disoccupati.

Resta da chiarire un grande punto interrogativo. Condividendo il primato etico del rispetto della dignità di ogni persona umana, ci si deve chiedere come sia possibile, nell’attuale contesto economico globale, ribadire tale principio rispetto a quello concorrenziale della massimizzazione del profitto.

A mio parere la battagli è culturale prima che politica. Anche per questo è nato Persona è futuro.

Per restare in Italia, sarà ora necessario evitare che l’accordo di Pomigliano diventi paradigmatico per altri accordi, intervenendo preventivamente ciascuno (azienda, sindacati, Stato) nel rispettivo campo di competenza sugli aspetti relativi alla produttività.

sabato 26 giugno 2010

Non solo sale....

Carissimi,

i credenti “sale della terra” con la loro testimonianza, anzi preferisco il termine più moderno, con il loro stile di vita, devono dare il gusto di Cristo agli ambienti nei quali sono immersi.

Ma non basta il sale, lo stile di vita!!

Devono essere anche “luce del mondo”.

La luce è la Parola che illumina tutte le realtà, che permette agli uomini di vedere lontano, oltre il tornaconto personale a breve termine e le beghe quotidiane, che consente loro di chiedersi quale possa essere il senso dell’esistenza.

Una luce che permea la cultura e si esprime attraverso di essa a tutti gli uomini di buona volontà che osino affrontare la dura ma inevitabile fatica del pensare.

Siamo capaci di insaporire il mondo con il nostro stile di vota e illuminarlo con una cultura frutto della Parola?

Almeno proviamoci!

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Buona settimana

domenica 20 giugno 2010

Buona settimana (essere sale...?

“Voi siete il sale della terra” (Luca 5,13), queste parole di Gesù ci fanno riflettere.

Il sale non fa diventare una saliera il cibo al quale di aggiunge, né si sostituisce agli elementi di quel cibo ed ai relativi sapori, ma da il suo specifico sapore al tutto, modificando (e talvolta evidenziando) il gusto precedente.

Così i seguaci di Gesù non si devono angustiare in un frenetico proselitismo (le conversioni non le faremo noi, ma solo Lui) bensì impegnarsi a dare il “sapore” di Gesù, l’amore di Gesù, alla famiglia, alle amicizie, ai colleghi di lavoro, alla società intera.

E deve essere un bel sapore, un sapore che si sente perché il versetto di Luca aggiunge: “ma se il sale perde il sapore con cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.”

Buon insaporimento e buona settimana!!

domenica 13 giugno 2010

Buona settimana (una tragedia nazionale?)

Carissimi, siamo nel pieno di una tragedia nazionale!
Ieri il Corriere della sera ha pubblicato (sul sito internet) la notizia che la percentuale dei non ammessi all'esame di maturità è passata dal 5 al 6% aumentando di ben 1 punto percentuale.
Subito giustamente sono insorti pedagoghi, pediatri, sociologhi, psicologhi "democratici".
Ma come ci permettiamo?si, stiamo finalmente cominciando a far capire ai ragazzi che il diritto alla promozione si merita studiando, come nella vita il diritto al successo si acquista impegnandosi, stiamo finalmente dicendo loro che non basta la furbizia, la spiritosaggine, la baldanza per avere successo nella scuola come nella vita, stiamo finalmente cominciando a svelare loro che certi modelli imperanti (in politica, in televisione, nello sport) non sono necessariamente vincenti (tutt'altro..).
Ora aspettiamoci il primo contrattacco al momento della notizia (che spero non venga mai) di un suicidio a seguito della bocciatura. Ma diciamocelo sinceramente, è più colpevole chi ha inasprito i criteri di valutazione, o chi aveva infuso nei ragazzi la convinzione di possedere un diritto inviolabile ad essere promossi?
Si, capisco, questo è solo un aspetto del problema "emergenza educativa" ce ne sono altri (sostegno ai meno dotati, supporto di mezzi didattici ecc.), ma da qualche parte occorrerà anche iniziare.
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Buona settimana