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venerdì 26 aprile 2019

Creativi .... per che cosa?

Mi ha sempre colpito, sin da quando ero ragazzo, il capitolo 25 del Vangelo di Matteo.

Dal versetto 14 al versetto 30 Gesù racconta quella che è chiamata la "parabola dei talenti".
Gesù invita ad usare le nostre capacità, intellettuali o materiali, i nostri talenti, in una parola la nostra creatività, quasi ci invita ad essere imprenditori della Buona Novella.
E' una delle poche volte che nella Bibbia si trova un elogio della laboriosità e della capacità di trafficare e una condanna netta del conservatorismo di chi pensa solo a non rischiare ma a tenersi ben stretti i nostri doni.
Sembra quasi che Gesù ci inviti tutti ad essere "imprenditori" della Buona Novella.

E' per veramente interessante e significativo che il capitolo di Matteo (e dunque l'insegnamento di Gesù) continui, dal versetto 31 al versetto 46, con la narrazione dell'immagine di quello che sarà chiamato "il giudizio finale".
Qui Gesù dice chiaramente che il nostro ingresso nel suo Regno (il godere in eterno dell'amicizia di Dio) dipende dal nostro atteggiamento verso gli "ultimi".Tutto quello che faremo (o daremo) agli affamati, agli assetati, agli stranieri, ai malati, agli infreddoliti, ai carcerati, verrà considerato come fatto (o dato) a Lui e rappresenterà, si così si può dire, il nostro passaporto per l'ingresso nel Regno.

Unendo questi due brani, scritti di seguito, mi è venuto spontaneo pormi la domanda. Ma allora non è che la creatività e l'imprenditorialità che Gesù ci richiede nel trafficare i nostri talenti non vada proprio e solo indirizzata all'aiuto degli ultimi? 
E' stata questa considerazione che mi ha stimolato lungo tutta l'ultima settimana di Pasqua.
E ora, in cammino e in opera!

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