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venerdì 22 settembre 2017

MA GESU' HA VERAMENTE AMATO IL DOLORE?

Sono stato sempre convinto che i cristiani devono sentirsi chiamati dalla loro fede a vivere con GIOIA e SPERANZA.
Esiste una (purtroppo..) vasta corrente spirituale che ha percorso, durante tutti i secoli, il cristianesimo enfatizzando l'importanza del dolore.
In sintesi, secondo questi cristiani, occorre "amare la croce" se non addirittura cercarla. Se Gesù è morto in croce per redimere gli uomini, anche noi dovremmo cercare di seguirlo sulla croce, cercando e amando il dolore.
Però, a ben leggere il Vangelo, GESU' NON HA MAI AMATO IL DOLORE, anzi ha passato la vita a combatterlo, a guarire gli uomini dai mali fisici e spirituali, a proclamare una buona novella intrisa di gioia e di speranza.
Nell'orto del Getsemani Gesù chiede espressamente che gli venga risparmiato il "calice" ovvero l'esperienza della croce, accetta la volontà del Padre, e la croce, solo perché comprende che così realizzerà pienamente la sua missione.
Noi non dobbiamo amare la croce, dobbiamo AMARE LA PERSONA DI GESU' in croce (così come dobbiamo amare la persona di Gesù che combatte i mali fisici e spirituali, che conversa con gli amici a mensa, che dialoga con i dubbiosi, che fustiga gli imbroglioni...).
E allora come spiegare la frase "chi vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua"?
I più avveduti biblisti spiegano che questa frase non è un invito a cercare il dolore, è semplicemente un invito a seguire il messaggio di Gesù senza avere timore, anzi affrontando con speranza, le difficoltà, i problemi, i sacrifici, che il seguire un messaggio indubbiamente controcorrente comporta.
Il cristiano, seguendo l'esempio di Gesù, non ama il dolore ma lo combatte, soprattutto nei suoi fratelli, alleviando le loro sofferenze materiali e spirituali, donandosi pienamente a loro, riconoscendo la persona di Gesù in quella dei loro fratelli nella sofferenza.

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