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domenica 8 novembre 2015

Appunti per una biografia...




Degli amici, alcuni dell'infanzia poi ritrovati negli ultimi anni, altri appena conosciuti, mi chiedono notizie della mia vita fino ad oggi.
Cerco di accontentarli.
Nasco a Roma nell'agosto del 1948.
Conseguo nel 1966 la maturità classica, con un anno di anticipo avendo saltato la II elementare e con la votazione di 7/10 (senza mai essere stato bocciato né rimandato).
Nell'anno accademico 1966/67 mi iscrivo a Giurisprudenza (Università La Sapienza) e mi laureo nell'anno accademico 1969/70 con tesi in Diritto penale e votazione 110/110.
Negli anni 1972 e 1973 Vinco una borsa di studio in Diritto parlamentare a alla Facoltà "Cesare Alfieri di Scienze politiche a Firenze (trasferendomi per 9 mesi in questa meravigliosa città).
Nel frattempo frequento il Centro Fides dei Salesiani di Roma e svolgo pratica legale e notarile.
Nel 1974 vengo abilitato come Procuratore legale all'esercizio della professione forense.
Sempre nel 1974 vengo assunto a Milano (dove passo 4 splendidi e irripetibili anni) in IBM Italia e vivo presso il Pensionato universitario S. Filippo Neri (da lì belle amicizie che tuttora permangono).
Dal 1974 al 2005 lavoro in IBM Italia, a Milano e poi a Roma presso i servizi amministrativi e poi legal-contrattuali di questa azienda, come impiegato quindi come quadro e infine, dal 2001, dirigente.
Il 1978 è l'anno del primo dei 5 viaggi in Terrasanta che hanno segnato la mia vita e nel corso del viaggio conosco Padre Ugo Vanni SJ, per decenni mio Direttore Spirituale.
Nel 1982 divento membro laico ("volontario") del Movimento dei Focolari, anche se rimango fortemente legato all'Azione Cattolica e al pensiero spirituale e culturale di Giuseppe Lazzati.
Dal 1983 al 1986 presiedo il Consiglio Pastorale della Parrocchia del Sacro Cuore a Roma e, con il sostegno dell'allora Parroco, organizzo diverse iniziative per la riqualificazione del territorio intorno alla Parrocchia.
Nel 1993 fondo con alcuni amici Riscatto democratico, circolo politico legato al Patto di Mario Segni.
Nel 2001 divento Dirigente di azienda in IBM
Nel 2002 mi sposo con la mia dolce moglie Patrizia, iniziando un bello e felice rapporto coniugale. 
Nel  luglio 2005 "esodo" dall'IBM e dal gennaio 2006 sono in pensione.
Nel 2007 conseguo il titolo di Avvocato e i diplomi di Mediatore familiare (dopo un master biennale post universitario) e Conciliatore commerciale.
Sempre nel 2007 fondo con alcuni amici mediatori l'AICOM (Associazione Italiana Conciliatori e Mediatori) e divento docente di Mediazione familiare e Mediazione in generale.
Ancora nel 2007 (annus felix) con amici e conoscenti fondo Persona è futuro, laboratorio politico culturale ispirato al personalismo di Mounier e Maritain.
Nel 2008 viene pubblicato il mio libro "Controcorrente - la mia storia di cristiano e di manager" (Edizione Città Nuova) ispirato al lavoro nelle aziende multinazionali.
Nel 2012 accetto la candidatura nella lista alla Camera di Scelta civica con Monti per l'Italia, ponendo come condizioni l'inserimento negli ultimi posti della lista e l'assenza nella stessa di persone dalla condotta etica non macchiata.
Nel 2014 mi iscrivo a Scienze politiche all'Università La Sapienza, collezionando tre 30 e lode, due 30 e un 27. Nel 2019 interrompo questi studi perché mi accorgo che le capacità memoniche non mi supportano più come prima.
Nel 2018 aderisco alle CVX (Comunità di Vita Cristiana) ispirantesi alla spiritualità di S. Ignazio di Loyola.
Nel 2019 costituisco "Rifondiamo Castro Pretorio" volto alla riqualificazione culturale e sociale di questo storico quartiere di Roma.
Nel marzo 2024 partecipo al Corso intensivo sulla Mediazione penale e la Giustizia riparativa tenutosi all'Università Gregoriana di Roma.
Nel giugno 2024 completo la mia adesione alla CVX italiana, assumendo gli "impegni permanenti" e il servizio di coordinatore del Gruppo Berit.
Il 7 giugno 2025 ho completato con profitto la partecipazione al seminario sulle "Abilità di Counseling" tenutosi presso l'Università Gregoriana di Roma.
Se siete arrivati alla fine, complimenti!!! grazie.

mercoledì 14 ottobre 2015

Una nuova forma di tirannia e come uscirne

La tirannia, ovvero una forma di oppressione da parte di una persona o di un gruppo sul popolo di una nazione o di un’area territoriale, è un regime che ha le caratteristiche di una presenza continua nella storia dell’umanità e di una capacità impressionante di mutare le forme per adattarle alle nuove realtà.

Mi hanno molto impressionato e fatto riflettere le seguenti parole di Papa Francesco, tratte dal paragrafo 56 della “Evangelii gaudium”: “Mentre i guadagni di pochi crescono esponenzialmente, quelli della maggioranza si collocano sempre più distanti dal benessere di questa minoranza felice. Tale squilibrio procede da ideologie che difendono l’autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria. Perciò negano il diritto di controllo degli Stati, incaricati di vigilare per la tutela del bene comune. Si instaura una nuova forma di tirannia invisibile, a volte virtuale, che impone, in modo unilaterale e implacabile le sue leggi e le sue regole”.

In effetti nella moderna economia globale del libero scambio di merci le imprese competono a livello internazionale cercando di offrire prodotti migliori e prezzi più bassi dei concorrenti, tenendo presente il primato del principio della massimizzazione dei profitti. Non è più sufficiente tenere il bilancio aziendale in attivo ma si rende necessario avere un margine di profitto più alto di  quello dei concorrenti, in modo da attrarre investimenti che altrimenti andrebbero altrove. Compito dell’imprenditore diventa quello di tenere più alta possibile la quotazione della propria azienda in Borsa in modo da poter remunerare i propri azionisti con adeguati dividendi e, nel contempo, acquisirne di nuovi.
Si tralascia di proposito la questione di come, in tale situazione, la riduzione dei costi (necessaria per tenere alto il margine di profitto) si esprime, il più delle volte, in una ridimensionamento delle risorse umane o, per dirla in maniera più chiara, in una riduzione del personale.

Con le riflessioni esposte in questo breve testo si vuole considerare un altro aspetto della questione, quello di come la competizione affrontata dalle singole imprese, mediante l’incremento della loro efficienza e della loro efficacia, si ripercuote sulla politica economica e finanziaria dei singoli Stati.
Non possiamo non sottolineare come uno dei punti fondamentali che permette alle imprese di prosperare è quello di avere un sistema normativo nazionale in tema di diritto del lavoro, di procedure amministrative, di gestione fiscale, di risoluzione delle vertenze, che faciliti il loro compito.

Né possiamo dimenticare che, come scriveva Sergio Zavoli in un suo libro della fine degli anni ‘90, “la vera rivoluzione non è più nel cambiamento, bensì nella velocità con il quale questo avviene”.

Il sistema normativo non deve pertanto essere solo efficace in funzione dell’interesse delle imprese ma anche essere sufficientemente flessibile per adeguarsi velocemente al mutare del contesto economico nazionale.
Ciò chiama in causa inevitabilmente il tipo di sistema istituzionale.

La democrazia si basa su tre principi fondamentali, la libertà, l’uguaglianza, la fraternità i quali per essere realizzati presuppongono la possibilità per tutti di partecipare, con uguale dignità e in funzione delle peculiari caratteristiche personali, alla gestione del governo della comunità.
Più la partecipazione è stimolata e diventa effettiva, più le persone si sentono libere, uguali fra di loro e legate da vincoli di fraternità. Maggiore la partecipazione, più le decisioni sono frutto di un libero confronto fra i cittadini in funzione delle diversità delle idee e della tutela dei singoli interessi.
Peraltro è da sottolineare che più la partecipazione è ampia e complesso è di conseguenza il confronto, più le decisioni vengono prese con lentezza.

In un contesto globale in continua e veloce mutazione, nel quale i Paesi stessi competono nel porre in essere sistemi normativi sempre più efficaci nel sostenere i loro attori economici, occorre avere sistemi istituzionali flessibili, capaci di prendere e attuare decisioni nel modo più veloce possibile. Teoricamente non appare più possibile sostenere processi decisionali lunghi basati su un’ampia partecipazione. Anche se è vero che una decisione molto condivisa può essere attuata velocemente è pur vero purtroppo che, molto spesso, i tempi spesi per arrivare alla decisione sono troppo lunghi e la decisione arriva troppo tardi in confronto a quella presa nel contempo da altri Paesi.
Se si pensa ai Paesi che in questi anni sono stati all’avanguardia per sviluppo economico o che sono stati i più veloci nel riprendersi da momenti di crisi si può notare come gli stessi siano retti da regimi di governo dittatoriali o fortemente orientati in senso presidenziale o premieristico (Cina, India, USA, Gran Bretagna, Brasile, Russia, Germania, la stessa Spagna negli ultimi due anni).
E’ vero che alcuni Paesi, con regime presidenziale (Francia) o dittatoriale (alcuni Paesi del Sud America o dell’Africa) continuano ad avere difficoltà a mantenere il passo dell’economia globale, ma è pur vero che nessun Paese, a base decisionale con ampia partecipazione, sta in una posizione di avanguardia per sviluppo economico.

Il tutto è aggravato dalla questione del “rating”, ovvero la valutazione che alcune società multinazionali danno alla situazione economica e finanziaria dei singoli Paesi. Il rating è un elemento fondamentale da considerare da parte degli investitori internazionali per indirizzare i propri investimenti, e il rating tende a premiare i Paesi con sistemi istituzionali più flessibili e facilitatori di decisioni veloci.
Di conseguenza si viene a creare una forte spinta nei confronti delle Nazioni a sistema decisionale basato su un’ampia partecipazione per cambiare rapidamente in un senso più autoritario il proprio sistema istituzionale riducendo notevolmente gli spazi di partecipazione e di libero ampio confronto.
L’aspetto più importante e più devastante della situazione appena descritta è proprio in questa tirannia dei meccanismi economici globali, che è possibile (anche se in un modo non esaustivo) esemplificare nella metodologia del rating, “una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, che impone, in modo unilaterale e implacabile, le sue leggi e le sue regole” (per riprendere le parole di Papa Francesco).
Di fronte alla normale tensione esistente, in ogni democrazia, fra esigenze di efficienza e esigenze di partecipazione, non è più il popolo che decide il punto di equilibrio, ma sono i meccanismi del sistema economico globale. E gli stessi meccanismi esautorano i parlamenti nazionali, sotto il ricatto del rating, per imporre misure economiche e finanziarie di loro gradimento ma spesso non volute dalla maggioranza del popolo che è oggetto delle stesse.
Il potere legislativo passa così dai Parlamenti nazionali o transnazionali a istituzioni internazionali non democratiche e a meccanismi finanziari non personalizzabili.

La tirannia finanziaria globale è forse la forma tipica, in aggiunta alle altre tradizionali, che ha assunto la tirannia nel XXI secolo.
Come resistere, come uscirne?

Certo non si può pensare di uscirne continuando a perseverare in stili di vita e in modelli di sviluppo che sono conformi alle richieste dei mercati finanziari e, il più delle volte, da loro stessi dettati.
Occorre cambiare paradigma trasformando quello che è il principale principio dell’economia del turbo-capitalismo (come significativamente viene definita da Luttwak): il fine di ogni azienda è la massimizzazione del profitto, il fine di ogni persona è la massimizzazione del guadagno personale.
In questo mutamento non partiamo da zero, ma abbiamo già alle spalle una elaborazione teorica abbondante e qualificata. Facciamo riferimento agli studi di Sen (fra l’altro premio Nobel per l’economia), di Nussbaum, Layard, Latouche, degli italiani Zamagni e Bruni, e alle teorie economiche che hanno assunto diversi nomi (teoria della decrescita, della felicità, dell’economia civile…) avendo peraltro come caratteristica comune quella di rimettere la persona umana e i suoi effettivi bisogni al centro delle economia.
Fine di quest’ultima, secondo queste teoria, non è la massimizzazione dei profitti o dei guadagni (anche se il profitto o il guadagno rimangono parametri indispensabili di una sana gestione) bensì il raggiungimento della felicità.
Per felicità si intende non lo stato di piacere momentaneo originato dal soddisfacimento di un bisogno immediato spesso indotto da cause esterne, ma quella forma di benessere duraturo, quella serenità che è originata dalla sensazione di sentirsi realizzati i comunque sulla strada della realizzazione personale anche nonostante i più o meno ardui problemi di ogni giorno.

Studi recenti (ma ormai vecchi di un decennio) hanno dimostrato che la felicità inizialmente cresce in funzione diretta alla crescita del reddito ma che, raggiunta una certa soglia (quella del reddito necessario per vivere una esistenza dignitosa), l’importanza dell’aumento del reddito diminuisce vistosamente mentre aumenta in maniera consistente l’importanza di avere relazioni personali positive e durature. Sembra pertanto che, ai fini della felicità, l’importanza delle relazioni sia almeno pari, se non superiore, a quella delle risorse monetarie e patrimoniali.
Parafrasando quanto scritto da Kohn (“La fine della competizione” Castoldi editore) alla fine della vita non  “vince chi muore più ricco”, bensì “vince chi muore con più amici”.

Ma come percorrere concretamente questa nuova strada?
Studiosi italiani di economia (L. Bruni, B. Gui, V. Pelligra) hanno individuato, nell’ambito dei beni (ovvero degli elementi materiali o immateriali in grado di soddisfare un bisogno), la categoria dei beni relazionali, ovvero quelli in grado di soddisfare un bisogno partendo dalla instaurazione o dal consolidamento di una relazione personale (svolgere una attività in comune in sintonia con altre persone, lavorare in funzioni di assistenza a persone, divertirsi insieme ad altre persone, godere di beni comuni quali l’ambiente o l’acqua, gioire per il sorriso del proprio figlio o di un altro bimbo, avere fiducia negli altri…).
Superato il livello di reddito confacente con una vita dignitosa, più una persona usufruisce di beni relazionali più questa persona è felice.

Questa riflessione non è scevra di conseguenze a livello di stile di vita individuale. Darà più felicità l’acquisto dell’ultimo release del cellulare alla moda (obsoleto dopo 5-6 mesi…) o il consolidamento in amicizia di una conoscenza positiva e ”nutriente”? E’ più felice una persona dopo aver sgobbato per un’ora da solo su una macchina in palestra o dopo aver fatto un’ora di jogging (o una passeggiata) in un parco insieme ad amici? E’ più felice un giovane dopo essere andato a vedere una partita di calcio (magari più per insultare gli avversari che per vedere la partita) o dopo aver fatto un’ora di volontariato sociale?
Con queste riflessioni non si vuole negare l’importanza fondamentale di avere un lavoro e un reddito adeguato alle esigenze proprie e a quelle dei propri cari, si vuole solo sottolineare l’importanza di restituire la giusta importanza all’acquisizione e al consolidamento di una certa quantità di beni personali.

Ciò non è facile. Cambiare lo stile di vita, andare controcorrente sfidando l’altrui giudizio e talvolta anche l’ironia, sottrarsi alle insidie della moda, è estremamente faticoso e presuppone coraggio, ostinazione, costanza derivanti dall’aver gustato la felicità del vivere in modo diverso.
Occorrerà anche acquisire quelli che L. Bruni chiama i valori dell’economia del bene comune quali, ad esempio, le virtù, fuori moda, della sobrietà (ben differente dalla povertà) e della solidarietà.
E’ una vera rivoluzione che non interessa solo gli stili di vita singoli, ma la stessa politica economica di un Paese che dovrà essere ribilanciata sia sul piano della produzione che su quello del consumo di beni relazionali.
Occorre puntare a far crescere sia il reddito e il prodotto lordo nazionale (da non dimenticare!!) sia il livello di felicità globale dei cittadini.
Maggiore attenzione alla conservazione dei beni comuni, sostegno alla società civile per lo svolgimento di attività di benessere personale, enfasi sui beni culturali e turistici, devono acquisire importanza nella politica economica e industriale almeno pari a quella sui prodotti di nicchia e di lusso.
Ciò comporterà anche un trasferimento di risorse dai consumi privati superflui a consumi pubblici per la sollecitazione di beni relazionali (es: costruzioni di nuovi teatri, parchi, incentivi ad attività culturali, turistiche, sportive ecc.).

Anche su questo fronte si tratterà di una via non semplice e soprattutto sarà necessaria una attuazione graduale. Resistenze da parte delle strutture finanziarie internazionale e dei loro rappresentati locali (lobby, poteri forti..) non mancheranno in quanto queste percepiranno il pericolo di perdere la loro posizione di predominio delle scelte personali.
Occorrerà, anche da parte dei governanti fermezza, coraggio, uniti alla necessaria flessibilità e all’esigenza di avviare un processo graduale, confortati nella loro azione dalla consapevolezza di costruire un futuro migliore per la felicità dei loro concittadini.
Solo da una forte alleanza fra questi ultimi e i loro governanti sarà possibile uscire dalla tirannia dei mercati finanziari e riacquistare la propria autonomia di popolo indipendenti.
Questo vuole solo essere uno scritto volto a stimolare l’approfondimento di questi temi. Per chi voglia proseguire di seguito una breve bibliografia iniziale.

Bibliografia

Luigino Bruni: “Le nuove virtù del mercato nell’era dei beni comuni”, 2010 Città Nuova.
Luigino Bruni: “     : “L’economia, la felicità e gli altri. Un’indagine sui beni e benessere”, 2004 Città Nuova.
Martha Nussbaum: “Creare capacità. Liberarsi dalla dittatura del PIL”, 2012 Mulino.
René Layard: “La nuova scienza del benessere comune”, 2005 Rizzoli.
Alfie Kohn: “La fine della competizione”, Castoldi 1998.
S. Zamagni:  “L’economia del bene comune”, 2008 Città Nuova.
Serge Latouche: “La scommessa della decrescita”, 2009 Feltrinelli.
Amartya Sen: “Globalizzazione e libertà”, 2002 Mondadori.
Amartya Sen: “Etica ed economia” 2006 Laterza.
Vittorio Pelligra: “I paradossi della fiducia”, 2007 Il Mulino.
Stefano Zamagni – Luigino Bruni: “Dizionario di economia civile”, 2009 Città Nuova.
Edward Luttwak: “La dittatura del capitalismo”, Mondadori 1999

Giuseppe Sbardella

sabato 30 maggio 2015

Amare la croce? amare il dolore?

Amare la croce? ma come si fa ad amare il dolore, la sofferenza, come si fa ad amare il male, il negativo? No, è sbagliato amare la croce.
Neppure Gesù ha amato la croce ("Padre fa che passi da me questo calice"), ma l'ha accettata e ha vinto il male con la sua Resurrezione.
Allora amare la croce no, bensì amare Gesù sulla croce, amare il positivo che Lui, nell'imminenza della vittoria sulla morte e sul male con la Risurrezione, rappresenta.
Accettare i momenti di dolore amando il "positivo" per eccellenza, Gesù sulla strada della Risurrezione.
Lui non sapeva che sarebbe risorto (altrimenti non avrebbe gridato "Dio mio perché mi hai abbandonato?"), noi lo sappiamo e possiamo amare Lui sulla croce in quanto massimo emblema di positività.
Sto dicendo, per qualcuno, delle eresie? non mi importa, se una eresia mi aiuta a vivere meglio un momento difficile.... forse non è una eresia.

venerdì 29 maggio 2015

Un Paese è come una famiglia

Un Paese è come una famiglia; non può, per un periodo non breve, produrre e guadagnare 90 e consumare 100.
Il 10 di differenza va saldato o chiedendo un prestito (che poi va però restituito) o, se il Paese ha una valuta autonoma, svalutandola in maniera da incrementare le esportazioni.
Ma attenzione, ogni SVALUTAZIONE comporta un impoverimento reale della popolazione (con gli stessi soldi si acquistano minori beni) e con un incremento dell'ingiustizia sociale (le persone a reddito fisso ci rimettono con la svalutazione).
L'USCITA DALL' EURO non è una soluzione, sarebbe solo un ulteriore problema.
L'unica vera soluzione consiste nel produrre e guadagnare stabilmente 100 e consumare non più di 100.
Così torno a quello che dico da anni: produrre di più, consumare meglio (liberandosi il più possibile dai condizionamenti degli status symbols) e, indispensabile, studiare di più (perché, senza un aumento delle conoscenze non si riesce, nell'attuale contesto competitivo, a produrre di più).

lunedì 6 aprile 2015

Buona settimana (un senso alla vita..)

Carissimi, ho passato buona parte della settimana santa ad Assisi.
In quel luogo meraviglioso,  in quell’aria che profuma di eternità, ho ritrovato il piacere di riscoprire e ridare un senso alla vita.
Dare un senso alla vita permette di “volare alto”, di mettere tutti gli elementi nella loro corretta priorità, di dare alle difficoltà la loro giusta dimensione, di vedere tutto in una prospettiva unificante e perfezionante.
Le difficoltà permangono ma sono superate più facilmente, i momenti di gioia vengono vissuti con maggiore intensità perché vissuti come un passo ulteriore verso il senso della vita.
Volete provare? Vedrete che funziona!
Buona settimana   

domenica 22 marzo 2015

Buona settimana (e buone sensazioni..)

Carissimi, spero di non sbagliarmi, ma avverto nell’aria una cambiamento di sensazioni, una maggiore fiducia nel futuro, una maggiore speranza, una maggiore positività.
Per me che da anni sto combattendo una battaglia per diffondere una cultura del pensare e costruire positivo è una grande soddisfazione, specialmente alla luce di qualche momento di scoramento che, negli ultimi tempi, mi aveva colto.
E allora avanti, con sempre maggiore determinazione, tutti insieme….. costruiamo positivo!!!!!
Buona settimana.

sabato 14 marzo 2015

Buona settimana (vi svelo un segreto...)

Carissimi, continua  la mia nuova entusiasmante esperienza universitaria e continuano le domande di chi mi chiede il segreto per riuscire, a 66 anni e mezzo, a studiare testi di 800 pagine e seguire ore e ore di lezioni frontali.
Eccolo il segreto: tenacia, organizzazione, cura delle relazioni, frequente ricordo delle motivazioni profonde iniziali per mantenere l'entusiasmo del principio.
Questi sono i fattori per concludere con successo qualunque impresa.
Buona settimana

domenica 8 marzo 2015

Buona settimana (un digiuno per crescere..)

Chi mi segue su facebook sa già che ho deciso di “digiunare” durante il periodo di Quaresima rinunciando a scrivere post su questo social network, sul quale ero molto attivo.
Mi sono accorto che, al di là degli aspetti religiosi, un periodo di “taglio”, di distacco, da elementi esterni è utile e opportuno per rimettere ordine nei propri pensieri e nelle proprie azioni, per ridare la giusta priorità nella gerarchia dei nostri valori, perl ricercare un nuovo e più avanzato equilibrio.
Si tratta di un digiuno finalizzato alla crescita personale.
Perché non provate anche voi, magari con un vostro diverso digiuno personalizzato?
Buona settimana.

sabato 28 febbraio 2015

Buona settimana (riconoscere i limiti).

Sempre più mi vado convincendo della necessità di riconoscere e di accettare i limiti miei e dei miei fratelli.
Il perfezionismo è una malattia, ci fa diventare intollerante verso noi stessi e verso gli altri.
Buona settimana

domenica 22 febbraio 2015

Buona settimana (un tesoro....)

In questo periodo di Quaresima sto leggendo, anzi rileggendo, la Evangelii gaudium a piccole dosi, un po’ di pagine al giorno cercando di introiettandole dentro di me.
Il testo di Papa Francesco è veramente un tesoro, un serbatoio di speranza e una fonte di stimoli per dare un senso pieno alla propria vita.
Chi vuole leggerla può farlo al seguente sito  http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html

E allora, buona lettura e …. Buona settimana!