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domenica 21 giugno 2026

Quattro modi per costruire il bene - IV pillola dalla Magnifica humanitas.

 Costruire nel bene

11. Costruire una città impostata sul bene comune esige, dunque, in primo luogo, di edificare sulla roccia della relazione con Dio. Riconoscere che la verità del suo amore ci chiama a una vita «in abbondanza» (10,10) e alla comunione con Lui. Insieme con sant’Agostino, anche noi possiamo dire: «Ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te».

Dio, infatti, ha inscritto nel nostro cuore un desiderio di felicità che abbraccia tutte le dimensioni della vita, e la Chiesa, nel dialogo con gli uomini e le donne del nostro tempo, avverte l’urgenza di custodire e orientare tale aspirazione verso la sua verità più profonda.

12. In secondo luogo, edificare nel bene significa accettare il limite e la fragilità dell’umanità senza considerarli un errore da correggere. Oggi, il desiderio di pienezza dell’essere umano rischia di essere deviato verso mete ingannevoli: l’illusione di una tecnica che promette di liberarci da ogni fragilità o modelli di benessere che “lasciano indietro” interi popoli. Non di rado, riponiamo la speranza in un potenziamento senza limiti, in forme di progresso che possono esacerbare le disuguaglianze, in soluzioni immediate incapaci di sanare le ferite dei popoli. Così, mentre alcuni inseguono la chimera di un’autoaffermazione illimitata, molti restano privi del necessario. La Chiesa ricorda, con voce umile ma ferma, che la vera realizzazione non nasce dalla rimozione delle fragilità, ma da una crescita armoniosa: là dove libertà e responsabilità si intrecciano con la cura reciproca e la vera solidarietà, e dove il progresso si misura sulla dignità di ciascuno e sul bene dei popoli.

13. Costruire un mondo in cui tutti possono “fiorire” esige, in terzo luogo, una corresponsabilità coraggiosa. Nessuna mano, da sola, è sufficiente a sostenere il peso delle sfide che attraversano il mondo; e nessuna è così debole da non poter offrire il proprio contributo: «La forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (2 Cor 12,9). A ciascuno il suo tratto di muro: scienziati e ricercatori, imprenditori e lavoratori, educatori e legislatori, società civile, movimenti popolari e comunità di fede. Questa è la logica della sussidiarietà, che valorizza la cooperazione tra generazioni, tra popoli, tra discipline e culture come via maestra per far crescere stabilità, prosperità e pace. Le tensioni e le differenze non devono intimorire: possono diventare energie creative quando sono orientate da una responsabilità condivisa.

14. Infine, edificare nel bene domanda un linguaggio evangelico. Evitiamo parole che umiliano o contrappongono. Scegliamo la chiarezza che illumina e la franchezza che apre vie. Non benediciamo entusiasmi ingenui, non alimentiamo paure sterili. Piuttosto, indichiamo criteri di discernimentodignità della persona, destinazione universale dei beni, opzione per i poveri, cura della Casa comune, pace – e traduciamoli in prassi: progettazione responsabile, valutazioni d’impatto umano e sociale, inclusione dei più fragili, alfabetizzazione digitale, ricerca e industria orientate alla giustizia e alla pace.

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