Pagine

domenica 16 maggio 2010

Mondo di oggi e di domani

Quando si superano i 50 anni, si tende ad avvertire una certa distanza verso i modi di vedere e di vivere, gli schemi mentali di riferimento, la maniera di comunicare dei giovani. Al superamento del 60 anni tale distanza può diventare separazione e persino condanna.

E allora si deve intervenire!!

Consapevoli che il mondo di domani non potrà essere uguale a quello di ieri ma neppure a quello di oggi, occorre fare una opera profonda (e, credetemi dolorosa) di discernimento e di purificazione della propria mentalità, saper abbandonare (ed è dura) valori ai quali eravamo molto affezionati ma che si rilevano secondari, relativi e transeunti, e concentrarsi su quelli, pochi, che sono frutto di una maturazione sociale condivisa verso una società a misura di uomo.

Fra gli altri, ad esempio, penso al rispetto di ogni persona umana, al senso della fraternità universale, all’impegno per il bene comune.

E ancora occorre avere tanta fiducia, nei giovani che vivranno il mondo di domani, e in Gesù Cristo che è sempre, seppure in maniera spesso nascosta e inaccessibile, il nostro Signore e il Signore della storia.

Commenti?, ne parliamo su questo blog

Buona settimana

sabato 15 maggio 2010

Comunicato Comitato Nazionale Rosa per l'Italia

Il Comitato nazionale de “La Rosa per l’Italia” riunito oggi a Roma ha diffuso il seguente comunicato.

Fin dalle ultime elezioni politiche, “La Rosa per l’Italia” ha indicato nella creazione di un nuovo soggetto politico laico e solidarista, a matrice sturziana e aperto a componenti liberali e riformiste la strada maestra per andare oltre il fallimento del tentato bipartitismo italiano.

In questi anni ha incoraggiato l’on Savino Pezzotta a perseguire questo obiettivo ed a condividerlo con l’UDC guidata da Pier Ferdinando Casini, i Circoli Liberal di Francesco Adornato, i Popolari di De Mita, l’Unione Popolare Cristiana dell’on. Antonio Satta attraverso la Costituente di Centro.

Oggi, il Comitato nazionale de “La Rosa per l’Italia” guarda con attenzione alla proposta, germinata nel comitato di coordinamento della Costituente di Centro a seguito di una riflessione e valutazione sui risultati delle ultime elezioni regionali alle quali “La Rosa per l’Italia” ha dato un significativo apporto, di aprire una nuova fase e che possa portare entro l’anno alla costruzione di un nuovo partito che segni un oltre la destra e la sinistra. Si tratta anche di superare con chiarezza le contraddizioni che si sono manifestate nella fase stessa della Costituente, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei processi e delle relazioni a livello territoriale.

Ritiene che tale partito dovrà avere come fondamenti la difesa dell’unità e della coesione nazionale, la valorizzazione delle autonomie locali, dei corpi intermedi , la promozione del lavoro e dell’intraprendere per garantire sviluppo e stabilità, della famiglia come istituzione centrale per una società ben ordinata, dell’istruzione e formazione per garantire un futuro alle nuove generazioni, l’attivazione delle persone anziane, la parità dei diritti e dei doveri tra uomini e donne, la tutela dei beni comuni sia materiali che immateriali e culturali, teso al contrasto della povertà e alla valorizzazione di tutte le persone e delle loro diverse abilità.

“La Rosa per l’Italia” punta a un nuovo partito basato sui principi di libertà, moralità, responsabilità, solidarietà e sussidiarietà propri della carta Costituzionale a base personalista e a forte vocazione europea, attento ai processi in atto a livello internazionale e della pace e dello sviluppo umano di tutti i popoli.

Dovrà essere un soggetto politico :

Ø aperto, democratico e popolare; con un ampia e profonda gestione collegiale a tutti i livelli, condizione anche per dare il segno della novità del progetto;

Ø lontano dalle involuzioni populiste ed oligarchiche che negli ultimi lustri hanno sempre più privato gli elettori della possibilità di partecipare direttamente a scegliere i propri rappresentati al Parlamento;

Ø aperto a tutti coloro che hanno passione civile, tensione sociale, spirito di servizio e della legalità;

Ø capace di selezionare una nuova classe dirigente sulla base di valori e di comportamenti;

Ø aperto soprattutto alla realtà giovanile e femminile, creando le condizioni perché possano essere protagonisti del loro futuro;

Ø attento e interprete alla nuova dimensione multiculturale che l’immigrazione ha prodotto nel nostro Paese;

A questo fine seguirà con attenzione i lavori e valuterà con rigore i risultati e le decisioni che scaturiranno dal prossimo seminario promosso da “Liberal”a Todi, dal quale si aspetta la conferma della linea politica di autonomia dai due Poli di destra e sinistra in fase di disarticolazione, e dopo il quale chiede siano definite da parte del Comitato nazionale della Costituente di Centro le regole di adesione e di organizzazione del nuovo partito, da realizzare entro l’anno con nuovi nome e simbolo.

Il Comitato Nazionale de “La Rosa per l’Italia” giudica grave la situazione economica soprattutto sul piano occupazionale, dei redditi famigliari e dei conti pubblici. Auspica pertanto l’avvio di una stagione di riforme e di responsabilità nazionale che coinvolga tutte le forze politiche e sociali, pur nella distinzione delle loro collocazioni e dei loro ruoli.

Ritiene che in questa fase in cui gli italiani sono costretti ai sacrifici, di fronte ad episodi di corruzione o concussione che stanno emergendo sia opportuno che, come ha fatto il nuovo Governo Inglese, si proceda ad una riduzione delle indennità dei componenti del Governo, del Parlamento, delle Giunte Regionali, dei consiglieri regionali, provinciali, comunali e di tutti coloro che sono chiamati a svolgere funzioni dirigenziali in società a prevalenza di capitale pubblico.

Il Comitato nazionale de “La Rosa per l’Italia”

Roma, 14 maggio 2010

lunedì 10 maggio 2010

Governo di salute pubblica?

Le ultime esternazioni del leader dell’UdC Pierferdinando Casini meritano alcuni commenti perché contengono elementi di una inaudita gravità.

Cosa ha detto di così grave il buon Casini, notoriamente politico accorto e avveduto?

In pratica ha dichiarato inevitabile un Governo di salute pubblica, di unità nazionale, in quanto solo un tale tipo di Governo sarebbe in grado, a suo parere, di fare le riforme necessarie per il rilancio dell’Italia quali, ha citato espressamente, la riforma delle pensioni, le liberalizzazioni e una ristrutturazione stabile della spesa pubblica.

Per quale motivo normali maggioranze di Governo (le chiama “pro tempore” ma tutte le maggioranze sono “pro tempore”...) non potrebbero affrontare questi problemi?

Perché, e qui è la parte grave delle considerazioni del buon Casini, “perderebbero voti”.

Cercando di analizzare più a fondo le sue preoccupazioni sembrano emergere due convinzioni alternative (o, nel peggiore del casi, cumulative).

In primo luogo il leader dell’UdC sembra ritenere che l’attuale classe politica italiana sia talmente legata al breve periodo, talmente connessa al piccolo cabotaggio elettorale e priva di un disegno politico di lunga portata e di senso di servizio al bene comune, da ritenere impossibile spiegare alla società civile la necessità di scelte impopolari e di sacrifici a breve termine per essere poi in grado di conseguire benefici e uno stabile processo di sviluppo a medio-lungo termine.

Sembra un drastico giudizio negativo sulla credibilità morale di questa classe politica di cui anche lui fa parte. E purtroppo appare un giudizio largamente condivisibile.

Una seconda conseguenza (alternativa alla prima o cumulativa rispetto alla stessa) delle considerazioni di Casini è la sua implicita valutazione di una società civile incapace di rendersi conto della insostenibilità di una situazione economica basata su uno stile di vita incompatibile con i dati reali dell’economia e pronta a punire elettoralmente i partiti e i singoli politici che osassero richiamare questa insostenibilità e proporre vie alternative (contemplanti anche sacrifici) per risanare la situazione. Anche su questa valutazione la condivisione più essere (purtroppo!) ampia.

Qualunque sia o siano i motivi che Casini pone alla base della sua analisi (inettitudine della classe politica e/o immaturità della società civile) ne emerge un dato di fatto di una portata devastante: l’impossibilità, allo stato attuale, di un regolare funzionamento della democrazia in Italia.

Quando si valuta che nessuna maggioranza sia in grado di portare avanti una politica giusta perché sarebbe punita elettoralmente, se ne deduce inevitabilmente che solo una soluzione straordinaria (ai limiti della compatibilità con una democrazia parlamentare di tipo partitico) quale un Governo di salute pubblica può dare risposte efficaci alla crisi.

Casini sembra dire: se tutti i partiti si mettono d’accordo nel sostenere un Governo di emergenza, nel quale tutti siano rappresentati, nessun partito potrà essere premiato o punito elettoralmente in quanto tutti sarebbero solidali nelle scelte.

Ma sarebbe questa una reale democrazia parlamentare, laddove le elezioni servono per giudicare l’operato di un Governo e delle sue opposizioni, o questo non è solo un modo furbo per salvare una classe politica?

Ma è proprio vero che non ci sono alternative?

O forse non è invece vero che politici diversi, provenienti magari proprio dalla società civile, dotati di credibilità dovuta ai buoni frutti visibili del proprio loro lavoro e dediti al bene comune, sarebbero in grado, proprio in funzione della loro capacità di ispirare fiducia, di presentare proposte efficaci, magari anche impopolari, ma accettabili perché formulate da persone serie e credibili.

Come non ricordare il primo Romano Prodi della seconda metà degli anni ’90 del secolo scoso (percepito allora come persona al di fuori della “cricca” politica) che persuase gli Italiani a sopportare pesanti sacrifici pur di raggiungere l’obiettivo dell’ingresso nell’Euro?

Allora forse non è tanto necessario un Governo di salute pubblica, quanto un passo indietro da parte dei componenti della “casta” politica per far posto ad una nuova classe dirigente proveniente dalla società civile.

sabato 8 maggio 2010

Buona settimana (i miei difetti...)

Carissimi,

trovo giovamento ogni volta che seguo il consiglio contenuto in una frase che lessi da qualche parte a suo tempo: “Se vuoi scoprire i tuoi difetti, nota ciò che maggiormente ti irrita negli altri”

Che ne dite? Aspetto vostri commenti.

Buona settimana

sabato 1 maggio 2010

Il nostro meglio che diventa il nostro ottimo...

Carissimi,

c’è un pensiero del caro amico gesuita e biblista Padre Ugo Vanni che mi colpisce sempre in profondità: “L’amore cristiano non è un amore dilettantistico, ma professionistico, occorre capire in profondità e fare il vero bene dell’altro, dargli il nostro meglio. E il nostro meglio, quando donato diventa il nostro ottimo”.

Mi viene in mente quando in azienda si chiede ai dipendenti di essere “professionals”, forse Qualcuno più in alto dei nostri dirigenti aziendali ci chiede di essere “professionals” dell’amore.

Buona settimana.

domenica 25 aprile 2010

Cristianesimo e concezione del dolore...

Il cristianesimo consente una concezione del dolore che si potrebbe definire evolutiva: non come espiazione dei peccati, non come fonte di meriti per la vita che verrà, ma come legge di progresso e crescita verso la vera identità della persona umana.

E’ da ripensare in questa prospettiva il capitolo ottavo della Lettera ai Romani (8,22 e seguenti): “Sappiamo bene che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto: essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del proprio corpo. Perché nello Spirito noi siamo stati salvati”.

(tratto da A. Paoli “Le beatitudini, uno stile di vita”, pag 33, Cittadella Editrice, 2007).

Buona settimana

domenica 18 aprile 2010

Coppie vere e coppie da gossip...

Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, un vero esempio di coppia da mostrare alle giovani generazioni, altro che gossip su veline sciapite e giocatori milionari ma vuoti di cervello!!!


Buona settimana

lunedì 12 aprile 2010

Non scholae sed vitae discimur

Sul portone dell’Istituto scolastico romano da me frequentato in gioventù campeggiava il motto “Non scholae sed vitae discimur” ovvero, in una traduzione non letterale ma comunque fedele, “non studiamo soltanto per ottenere un diploma, ma per diventare persone e cittadini consapevoli, informati, attivi”.

Quel motto esprimeva in latino quelli che, a mio parere dovrebbero essere le due funzioni essenziali e imperiture di una scuola.

In primo luogo, dare informazioni valide e aggiornate per poter mettere gli studenti in condizioni di avere strumenti di conoscenza e di approfondimento della realtà, nonché per poter svolgere una attività lavorativa al servizio della propria famiglia e del bene comune.

Contemporaneamente, formare cittadini consapevoli dei propri doveri e diritti, fieri di far parte di una comunità locale e nazionale, abituati a concorrere con metodo democratico a determinare le scelte collettive.

La scuola si poneva essenzialmente come una comunità guidata dal preside e dai docenti in cui gli studenti venivano abituati, oltre che a studiare, ad avere rapporti positivi e civili fra di loro, nonché a rispettare le persone preposte alla loro formazione, fermo restando il rispetto dei loro diritti inalienabili di giovani persone umane.

La meritocrazia era l’unico metodo per verificare il profitto degli alunni, i migliori venivano promossi, quelli bisognosi di approfondimenti venivano rimandati a successivi esami, i meno meritevoli venivano bocciati.

In questo contesto, scuola e famiglia erano pienamente alleate nella formazione dei giovani.

Sembrava un modello perfetto ma conteneva, nella sua presunzione virtuale, un difetto essenziale, quello di ritenere tutti gli studenti pienamente uguali ai punti di partenza, a prescindere sia dalle capacità individuali sia dal contributo formativo e informativo che avrebbero potuto ricevere dalle famiglia di origine. In effetti ognuno di noi ha caratteristiche, peculiarità culturali, attitudini personali specifiche e può godere o meno di aiuti per il proprio studio in famiglia, sia in termini finanziari sia in termini più pratici di nozioni ricevute o per osmosi culturale o per impegno specifico di genitori e altri parenti.

Questa corretta obiezione ha eroso profondamente, negli anni ’70 e successivi, il principio della meritocrazia, arrivando a proporre strumenti specifici di sostegno agli studenti volenterosi ma meno capaci, ma anche pervenendo, al limite, ad abbassare i livelli di istruzione pur di ampliare il numero degli studenti promossi o diplomati (magari con l’attribuzione dei 6 o dei 18 politici).

A mio parere non esiste persona ragionevole che non possa accorgersi come, mentre sia giusta l’ipotesi di forme di sostegno ai meno capaci, sia socialmente devastante l’abbassamento del livelli di istruzione che porta, in prospettiva, ad una diminuzione della capacità professionale globale nazionale (sia dei lavoratori manuali e di quelli professionali, che delle figure manageriali e imprenditoriali, per non parlare di quelle intellettuali e politiche).

Ad una normativa legislativa che poneva forti limiti ad una meritocrazia spinta si è andata aggiungendo una visione della scuola come istituzione più o meno gerarchica, quella di una comunità cogestita in maniera praticamente paritaria da docenti, famiglie e studenti, in cui fra l’altro si andava sempre più allentando il controllo su un aumento dei costi (anche per iniziative futili) a scapito della necessaria oculatezza finanziaria.

I Consigli (di Istituto, di Classe), i Collegi (di docenti), le Assemblee, gradualmente, da sani strumenti di formazione alla partecipazione democratica, sono diventati sempre più strumenti per imporre un astratto e astruso egualitarismo giungendo, in alcuni casi, a scambiare la democrazia con l’anarchia.

D’altra parte la cultura dominante in Italia, dagli anni ’90 sino ad oggi, ha lentamente, ma progressivamente, enfatizzato l’importanza della astuzia e della capacità non “manageriale” ma “maneggiona” nel raggiungimento dei risultati, riportando in auge il pensiero machiavellico del fine che giustifica i mezzi. Fra i ragazzi ormai è maggioritario il pensiero di ritenere “figo” chi riesce ad essere promosso a conseguire il diploma studiando il meno possibile.

I modelli di successo e di guadagno proposti ai giovani (e ai loro genitori) sono i giocatori di successo, i vincitori di competizioni canore, le veline e le modelle, per finire con i vincitori di migliaia di euro ai giochi televisivi sulla base della fortuna e a prescindere completamente dalla cultura personale. In pratica tutti modelli di persone che pervengono ad un successo (prevalentemente finanziario) a prescindere dalla fatica dello studio e del lavoro.

Questa cultura, invadente la maggior parte della società italiana ha portato nella scuola ad una inedita alleanza tra famiglie e studenti nel ritenere sempre la classe docente come responsabile del cattivo profitto e della indisciplina degli alunni e nel considerare la promozione o il diploma come diritti inalienabili da conseguire.

Questo delle mancate bocciature è un altro cancro da denunciare.

Di fronte all’esigenza di limitare la spesa pubblica per l’istruzione si è instaurato un modello dove la scuola viene prefigurata soprattutto come una azienda laddove il vecchio Preside (il primo e più importante dei docenti) si è trasformato in un Dirigente scolastico, i docenti come suoi collaboratori e gli studenti (con le rispettive famiglie) come clienti. In tale modello, assimilabile a tutti quelli aziendali, il primato spetta chiaramente alla soddisfazione del clienti, in pratica garantendo agli studenti una sicura promozione (salvo casi veramente eccezionali).

La promozione è in pratica una garanzia anche di natura economica per la scuola in quanto le consente di avere una base sicura di studenti anche per l’anno successivo. Un eccessivo (??!!) uso di bocciature porta ad una diminuzione del numero di studenti, ad una conseguente diminuzione delle classi e al rischio di perdita di posto di lavoro per i docenti.

Chi scrive ha notizia di Dirigenti scolastici (i vecchi Presidi) che iniziano alcuni Consigli di classe (particolarmente turbolente in termini di disciplina e di profitto) ammonendo i docenti ad essere molto sobri nelle bocciature perché, in tal caso potrebbero trovarsi nella situazione di doversi trovare un altri posto di lavoro. Esecrabile, distruttivo, vergognoso, devastante sotto il punto di vista etico e culturale.

Forse non sarebbe sbagliato tornare al vecchio modello del “Non scholae sed vitae discimur” opportunamente aggiornato.

Sui seguenti punti andrebbe forse aperta una riflessione in chiave autocritica per evitare un ulteriore peggioramento di quella che è stata definita l’emergenza educativa:

  1. ripristino di una sana meritocrazia, temperata dall’impiego di adeguati (e se necessario, anche robusti) interventi di sostegno agli studenti volenterosi ma in difficoltà;
  2. restituzione ai docenti della necessaria autorevolezza nei confronti sia degli studenti che delle relative famiglie;
  3. instaurazione di un sistema di reclutamento docenti sulla base del reale fabbisogno del territorio a prescindere dal livello di bocciature e di promozioni;
  4. ripristino di una alleanza fra famiglia e scuola nel rispetto dell’autonomia dei rispettivi ambiti formativi;
  5. abbandono sia di una visione meramente aziendalistica della scuola che di quella antagonista di una istituzione autoreferenziali senza controllo sui costi;
  6. riscrittura dello “statuto degli studenti” accompagnando ai diritti anche l’elenco dei relativi doveri con le rispettive sanzioni.
  7. revisione dei momenti consiliari e assembleari per restituire loro una funzionalità democratica.

Sul tema in generale (affrontato in modo volutamente provocatorio) e sulla proposte formulate sarei lieto se si aprisse un confronto sul sito http://www.personaefuturo.it/2010/04/11/non-scholae-sed-vitae-discimur-non-per-la-scuola-ma-per-la-vita-studiamo.shtml

Cari saluti

domenica 11 aprile 2010

Crisi dei preti pedofili, un evento provvidenziale?

Carissimi, sono fermamente convinto che la crisi dei “preti pedofili” che ha colpito la Gerarchia (non la Chiesa!!) cattolica sarà provvidenziale per la Chiesa stessa e ce ne restituirà una più povera, più trasparente, forse anche più laica.

Se non crediamo in questo non crederemmo ad un Dio Amore e Signore della storia.

Per quanto riguarda gli attacchi, che appaiono coordinati, alla Gerarchia e, particolare, a Benedetto XVI, forse ci si dovrebbe chiedere i motivi della strana coincidenza degli attacchi con l’uscita e l’ampia diffusione dell’ultima enciclica “Caritas in veritate” in cui il Papa mostra la fallacia culturale, l’assenza di etica e l’inefficacia pratica di una visione della realtà, in economia, in politica, nel sociale, derivante direttamente dal relativismo etico.

Cosa ne dite? Ne parliamo sul blog?

Buona settimana

sabato 3 aprile 2010

Buona settimana e ...buona S. Pasqua!

Carissimi,

“...se voi non chiedeste a Dio l’impossibile, non gli chiedereste di mostrarsi Dio. Se gli domandate solo ciò che è possibile, gli domandate ciò che voi stesso potete e dovete fare.

Ora Dio si compiace di fare solo ciò che supera le nostre possibilità. Dio non si esprime, non si manifesta che realizzando l’impossibile, mostrando a tutti che Egli è capace di fare sorgere in voi questa cosa impossibile: la sua gioia dalla vostra tristezza, la sua felicità dalla vostra povertà, la sua beatitudine dal vostro smarrimento.

In realtà ogni volta che ci chiudiamo alla felicità ci chiudiamo a Dio. Lo escludiamo praticamente da tutti i recessi dell’io in cui ci siamo rassegnati a non lasciare entrare la gioia, la speranza, la fiducia e l’amore.

La nostra tristezza è la misura esatta del nostro attaccamento a noi stessi: denuncia il nostro egoismo.

DIO OCCUPA NELLA NOSTRA VITA LO SPAZIO CHE DIAMO ALLA GIOIA. Non crediamo in Lui più di quanto non crediamo in essa.”

(Tratto da L. Evely “Il vangelo della gioia” Cittadella editrice 1998).

Buona Pasqua