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martedì 9 giugno 2009

UdC, partito di Centro che guarda a Destra?

Con riferimento alle elezioni Europee 2009, dall’analisi del flusso dei voti fra partiti, compiuto dal un istituto serio, come quello di R. Mannheimer, emerge un dato interessante relativo alla performance dell’UDC.

Il progresso, in termini di percentuale dei voti, rispetto alle politiche del 2008 deriva sostanzialmente da uno saldo attivo nello scambio di voti tra UDC e PDL. Per essere più chiari (anche se non ricordo i dati precisi) il numero della persone che hanno votato UDC provenendo dal PDL e stato superiore al numero delle persone che hanno fatto il percorso contrario.

Nel confronti della area di centro-sinistra è emersa invece una netta impermeabilità con l’UDC.

Un’altra osservazione importante deriva dalla elezione al Parlamento europeo nella Circoscrizione Nord-Ovest di Magdi Allam e in quella di Centro di Carlo Casini, persone degne del massimo rispetto per la loro serietà e correttezza, e certamente esponenti di un’ area culturale ispirata da un cattolicesimo piuttosto tradizionalista.

Non conosco gli eletti del Sud ma, a parte isolati fenomeni, si sa che l’UDC al sud è schierata su posizioni molto moderate.

Verrebbe quasi da dire che mentre la DC era un partito di centro che guardava a sinistra, l’UDC è, allo stato dei fatti, un partito di centro che guarda a destra.

L’esperienza della Rosa Bianca, anche se apprezzabile in alcune aree locali, non appare oggi capace di incidere per quantità in quella che può essere considerata la “pancia” moderata-conservatrice del partito.

Inoltre la impermeabilità fra l’area del PD e quella dell’UDC fa apparire remota la possibilità di una mini-scissione nel PD verso l’UDC (nonostante le speranze che qualcuno ha coltivato).

A mio parere, ma mi piacerebbe che si aprisse un serio e costruttivo dibattito, si aprono due strade per chi, come noi, vuole restare federe agli ideali che hanno dato origine alla Rosa Bianca.

La prima prevede la permanenza nell’UDC come gruppo organizzato intento a coltivare un progetto culturale (imperniato ad esempio sul personalismo comunitario) capace di dare all’UDC un pensiero ideale e politico di tipo “moderato dinamico” rivolto a tutte le persone che non si rassegnano ai vecchi schemi politici e intenzionati a dare risposte concrete (culturalmente orientate) ai nuovi problemi del XXI secolo, sfuggendo dalle vecchie risposte del progressismo sociale (imperniato espressamente o implicitamente sul deficit spending) e del turbo capitalismo neo-liberista, magari ipotizzando un ripensamento di una attualizzata “economia sociale di mercato”.

La seconda prevede il perseguimento dello stesso progetto culturale scegliendo la strada di un affiancamento, in posizione di autonomia organizzativa, del PD cercando di conservare un dialogo politico con gli esponenti popolari e teodem dello stesso. In questo percorso sarà giocoforza una alleanza con quelle aree politiche di ispirazione cristiana, come INCIPIT, che già hanno fatto una scelta di questo tipo.

Le strade che invece non mi sembrano ora percorribili sono quelle di una permanenza nel futuro Partito della Nazione sciogliendoci in esso, o quella di un ingresso nel PD.

Chi mi conosce sa che preferirei la prima strada, ma non do assolutamente per scontato che sia la preferita dalla maggioranza, né che qualcuno ne veda delle altre.

Cari saluti

1 commento:

Fedele Lagagna ha detto...

E se ne è accorto ora che l'UDC è un partito di Centrodestra?
Cordialmente